La Casa Bianca deve ripristinare immediatamente gli accrediti stampa di CNN, MS NOW e Politico, ma, almeno nelle prime ore successive alla decisione del giudice del Tribunale distrettuale federale di Washington, alcuni membri dello staff della CNN e di Politico non sono comunque riusciti a entrare nel complesso presidenziale.
La decisione del giudice Timothy Kelly: “Restituire immediatamente i badge”
Timothy Kelly, nominato giudice federale da Trump nel 2017 e già protagonista nel 2018 di un caso simile, quando ordinò il ripristino dell’accesso alla Casa Bianca per un giornalista della CNN, ha ascoltato le argomentazioni delle parti il 23 settembre, chiudendo l’udienza senza pronunciarsi immediatamente.
La decisione è arrivata il giorno successivo. Secondo Kelly, la revoca dei badge stampa è avvenuta senza garantire ai giornalisti “un processo costituzionalmente adeguato”. Come si legge nell’ordinanza, la regola generale prevede che gli interessati ricevano “un preavviso e l’opportunità di essere ascoltati prima che il governo li privi di un interesse costituzionalmente protetto”.
Per questo motivo, il 24 settembre il giudice ha emesso un’ordinanza restrittiva temporanea, valida per 14 giorni, con cui ha intimato alla Casa Bianca di “restituire immediatamente” le credenziali stampa a CNN, MS NOW e Politico. Il provvedimento ha carattere temporaneo e serve a mantenere lo status quo mentre il tribunale prosegue l’esame del caso nel merito.
Giornalisti ancora bloccati all’ingresso della Casa Bianca
La decisione, però, avrebbe dovuto avere effetti immediati. Eppure, nella mattinata del 24 settembre, alcuni membri dello staff della CNN non sono riusciti ad accedere alla Casa Bianca, nonostante l’ordinanza. A riferirlo è stata la stessa emittente, come riportato dall’ANSA.
Come riportato invece da Sky TG24, anche un giornalista di Politico e uno di MS NOW sarebbero stati fermati all’ingresso nelle ore successive alla decisione.
Perché è arrivato lo stop
È l’ultimo step di uno scontro sempre più acceso tra Trump e i media la cui copertura giornalistica non gli piace. Trump aveva annunciato il divieto nei confronti di queste testate il 18 settembre, attaccando quelle che definiva “fake news”. Più recentemente, il presidente ha affermato che la copertura negativa fosse pericolosa per il Paese. Le testate hanno sostenuto di essere state prese di mira a causa del contenuto della loro copertura – ovvero per contenuti non condivisi dal leader statunitense – e hanno definito il divieto una “palese violazione” del Primo Emendamento della Costituzione statunitense.
