Riccardo Bossi, primogenito del fondatore della Lega Umberto Bossi, è stato arrestato mercoledì 23 settembre dai carabinieri e condotto nel carcere di Busto Arsizio, in provincia di Varese. Nei suoi confronti è stato eseguito un provvedimento di cumulo delle pene per complessivi 5 anni e 9 mesi di reclusione.
Il provvedimento, firmato dal procuratore della Repubblica di Busto Arsizio Carlo Nocerino, è stato eseguito dai carabinieri che hanno raggiunto il 47enne nella sua abitazione e lo hanno successivamente accompagnato in carcere.
Riccardo Bossi arrestato: le condanne confluite nel cumulo di 5 anni e 9 mesi
Nel provvedimento confluiscono condanne relative a vicende giudiziarie per appropriazione indebita, truffa e indebita percezione del reddito di cittadinanza, con fatti che risalgono anche al 2011.
Tra le condanne figura quella relativa al reddito di cittadinanza, diventata definitiva lo scorso giugno. La Cassazione ha infatti dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla difesa contro la sentenza della Corte d’Appello di Milano, rendendo definitiva la pena di 2 anni e 6 mesi di reclusione.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Bossi avrebbe percepito senza averne diritto circa 12.800 euro tra il 2020 e il 2023: 280 euro al mese per 43 mensilità. L’erogazione del beneficio era collegata al pagamento del canone di locazione di un appartamento dal quale era però già stato sfrattato per morosità quando erano iniziati gli accertamenti.
L’indagine era partita da una segnalazione dell’Agenzia delle Entrate. Oltre alla pena detentiva, è stato disposto un risarcimento di circa 15mila euro in favore dell’Inps.
Fuori dal cumulo la condanna per maltrattamenti alla madre
Non rientra invece nei 5 anni e 9 mesi la condanna a un anno e 4 mesi per maltrattamenti nei confronti della madre, Gigliola Guidali.
Il procedimento riguarda fatti risalenti al 2016. La condanna pronunciata in primo grado dal Tribunale di Varese nel giugno 2025 è stata confermata dalla Corte d’Appello di Milano il 16 giugno 2026.
Secondo l’accusa, Bossi avrebbe rivolto alla madre ripetute richieste di denaro accompagnate da comportamenti aggressivi e scatti d’ira. Nel corso del processo la donna, che non si è costituita parte civile, aveva riferito di aver perdonato il figlio e spiegato che i rapporti tra i due erano tornati sereni. La remissione della querela aveva fatto venire meno alcune delle contestazioni, ma non quella di maltrattamenti, reato procedibile d’ufficio.
Dopo la decisione della Corte d’Appello, il difensore di Bossi, l’avvocato Federico Magnante, ha annunciato l’intenzione di ricorrere in Cassazione. Questa condanna, dunque, non è compresa nel provvedimento che ha portato mercoledì all’arresto del primogenito di Umberto Bossi.
