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Dopo l’incontro Trump-Zelensky, il Cremlino chiude ai negoziati: “Non ci sono i presupposti”

Lo ha detto il portavoce Dmitri Peskov, secondo cui "la militarizzazione dell'Ucraina sta effettivamente proseguendo"

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Cremlino dopo incontro Trump-Zelensky: "Non ci sono presupposti per i negoziati"

Il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov. X @patriot_senior

Giulia Camuffo di Giulia Camuffo

Classe 2003, Veneta trapiantata a Milano. Ho studiato Relazioni Internazionali e iniziato a scrivere documentando le manifestazioni sul territorio Lombardo. Collaboro con l’agenzia Alanews e con il magazine indipendente Scomodo.

“Al momento non vi sono i presupposti per avviare negoziati di pace. Sebbene noi, come parte russa, restiamo aperti ai colloqui”. Lo ha dichiarato il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov ai giornalisti mercoledì 23 settembre, frenando, quindi, sull’ipotesi di nuovi negoziati di pace per l’Ucraina.

Ucraina, Peskov: “La militarizzazione sta proseguendo”

A motivare la posizione russa, secondo il portavoce del Cremlino, sarebbe soprattutto il proseguimento del sostegno militare occidentale a Kiev. “La militarizzazione dell’Ucraina sta effettivamente proseguendo. Gli Stati europei cercano di reperire sempre più fondi per l’acquisto di armamenti. Il regime di Kiev continua la sua attività di stampo terroristico”, ha sostenuto Peskov.

Alla domanda se Mosca consideri quindi soltanto retorici gli appelli a una tregua mentre continua l’invio di armi all’Ucraina, il portavoce ha risposto: “Indubbiamente”.

Le parole arrivano dopo settimane in cui il Cremlino aveva mostrato una maggiore apertura almeno su un accordo limitato alle infrastrutture energetiche. Il 15 settembre Peskov aveva definito “una buona idea” la proposta statunitense di interrompere reciprocamente gli attacchi contro il settore energetico, pur chiedendo anche garanzie sulla navigazione commerciale e un alleggerimento delle sanzioni contro Mosca.

La tregua energetica discussa da Trump e Zelensky

Il tema è tornato al centro dei colloqui tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky, che si sono incontrati il 22 settembre a New York a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Il presidente ucraino ha ribadito la disponibilità di Kiev a fermare gli attacchi contro raffinerie e impianti russi, ma soltanto in cambio dello stop russo ai bombardamenti contro elettricità, riscaldamento e altre infrastrutture energetiche ucraine.

Una prima ipotesi di moratoria annunciata da Trump la scorsa settimana non si era però tradotta in un cessate il fuoco effettivo: gli attacchi alle infrastrutture energetiche erano proseguiti da entrambe le parti.

Le nuove dichiarazioni del Cremlino mostrano quindi come, almeno per ora, la discussione su una tregua circoscritta non si sia trasformata in un’apertura verso negoziati più ampi per mettere fine alla guerra.

Notizia in aggiornamento…

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