I giudici affermano che Delmastro ha fornito a Donzelli informazioni segrete per finalità politica. La condanna a 8 mesi per Andrea Delmastro, ex sottosegretario alla Giustizia ed esponente di FdI, è stata confermata il 20 maggio scorso dalla terza Corte d’Appello di Roma. L’accusa è quella di rivelazione del segreto d’ufficio sul caso dell’anarchico Alfredo Cospito. Nelle motivazioni, i giudici hanno indicato la finalità politica delle informazioni segrete trasmesse al deputato Donzelli.
La vicenda risale al febbraio 2023, quando Giovanni Donzelli riferì alla Camera alcuni contenuti relativi alle conversazioni avvenute nel carcere di Sassari tra Cospito e detenuti di camorra e ‘ndrangheta, anche loro sottoposti al 41 bis. Le informazioni provenivano da un’informativa dell’amministrazione penitenziaria sulla quale compariva la dicitura “a limitata divulgazione”.
Giudici, da Delmastro informazioni segrete a Donzelli
Delmastro, scrivono i giudici, era “consapevole della pubblicità dei lavori assembleari” e “non esitò a riportare al deputato Donzelli le informazioni segrete che con tanta insistenza aveva ottenuto dal capo del Dap”. Il passaggio delle informazioni era avvenuto in vista della discussione che Donzelli si preparava a sostenere in Parlamento: è a questo utilizzo che la Corte ha collegato la scelta dell’ex sottosegretario.
Secondo i giudici, Delmastro aveva agito “evidentemente ritenendo prevalente la finalità politica dell’uso di quelle informazioni”. Nelle motivazioni la Corte ha precisato che questa valutazione prescinde dalla conoscenza, da parte dell’imputato, delle intenzioni del deputato: “E questo a prescindere dal fatto che l’imputato sapesse che Donzelli aveva l’intenzione di utilizzarla per ledere gli avversari di partito”.
La Corte ha anche descritto il modo in cui Delmastro confidava che le informazioni sarebbero state riferite durante i lavori parlamentari. L’ex sottosegretario, si legge nelle motivazioni, aveva trasmesso i contenuti “confidando sul fatto che Donzelli le avrebbe riportate in Aula in modo generico”. Una modalità che, hanno aggiunto i giudici, il deputato aveva effettivamente seguito: “Cosa che in effetti fece”.
La Procura generale aveva chiesto l’assoluzione
La condanna è stata confermata nonostante la Procura generale avesse chiesto l’assoluzione di Delmastro con la formula “perché il fatto non costituisce reato”. Il sostituto procuratore generale Tonino Di Bona aveva sostenuto che non vi fosse certezza sulla segretezza degli atti diffusi: sull’informativa compariva infatti la dicitura “a limitata divulgazione”, ma, secondo la tesi dell’accusa in appello, nessuno ne aveva segnalato la riservatezza.
I giudici hanno però confermato la decisione di primo grado. Proprio la natura delle informazioni era stata uno dei punti centrali del procedimento: già nella prima sentenza era stato sottolineato come la loro comunicazione avesse comportato un “concreto pericolo” per la tutela e l’efficacia della prevenzione e repressione della criminalità.
Dopo la sentenza d’appello Delmastro ha annunciato che presenterà ricorso in Cassazione. La condanna a otto mesi, quindi, non è ancora definitiva.
