A più di cinque anni dall’agguato in cui furono uccisi l’ambasciatore italiano Luca Attanasio, il carabiniere Vittorio Iacovacci e l’autista del World Food Programme Mustapha Milambo, sul caso si apre un nuovo scenario e riguarda direttamente Palazzo Chigi. Secondo un’inchiesta pubblicata il 17 settembre 2026 da L’Espresso, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano avrebbe tentato di ottenere il ritiro di un esposto contenente possibili informazioni di reato sulla vicenda.
Il settimanale sostiene di aver ricostruito l’accaduto attraverso una fonte istituzionale e documenti che attesterebbero anche comunicazioni con la segreteria della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La notizia arriva a meno di due settimane dalla richiesta con cui la Procura di Roma ha chiesto di archiviare il secondo filone d’indagine sull’omicidio. Al momento, però, si tratta di una richiesta dei pm e non di un’archiviazione definitiva, sulla quale dovrà pronunciarsi il gip.
Caso Attanasio, cosa accadde il 22 febbraio 2021
La mattina del 22 febbraio 2021 Attanasio stava viaggiando insieme a Iacovacci e ad alcuni funzionari del World Food Programme su due veicoli diretti da Goma verso Rutshuru, nell’est della Repubblica Democratica del Congo. La delegazione avrebbe dovuto visitare un programma di alimentazione scolastica del WFP. La strada era stata precedentemente considerata percorribile senza una scorta di sicurezza.
Intorno alle 10.15 il convoglio venne bloccato da un gruppo armato nei pressi di Kibumba. Milambo fu ucciso durante l’attacco, mentre Attanasio e Iacovacci persero la vita nelle fasi successive dell’agguato. Le prime ricostruzioni parlarono di un tentativo di sequestro degenerato, ma l’identità e le responsabilità degli autori materiali non sono mai state definitivamente chiarite dalla giustizia italiana.
Un primo filone dell’inchiesta romana aveva coinvolto due funzionari del WFP, Rocco Leone e Mansour Luguru Rwagaza, finiti sotto accusa per omicidio colposo in relazione all’organizzazione della missione. Il procedimento si è però fermato il 13 febbraio 2024, quando il gup di Roma ha disposto il non luogo a procedere per via dell’immunità riconosciuta ai due dipendenti dell’agenzia delle Nazioni Unite.
Caso Attanasio, cosa sostiene l’inchiesta de L’Espresso
Secondo L’Espresso, al centro della vicenda ci sarebbe un esposto presentato dal deputato di Fratelli d’Italia Andrea Di Giuseppe, basato sulla testimonianza di un ambasciatore che avrebbe avuto a disposizione documenti poi consegnati alla Guardia di finanza. Il settimanale parla di un atto contenente possibili “informazioni di reato” e sostiene che tra gli elementi raccolti ci sarebbero anche fatti relativi al presunto racket dei visti nell’ambasciata italiana a Kinshasa. Una vicenda sulla quale L’Espresso aveva già pubblicato un’inchiesta e che avrebbe portato all’invio di ispettori nella sede diplomatica e alla chiusura dell’ufficio che si occupava delle autorizzazioni di viaggio.
È proprio su questo esposto che, secondo la ricostruzione del settimanale, sarebbe intervenuto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, sollecitandone il ritiro. L’Espresso afferma di aver ottenuto la notizia da una fonte istituzionale che avrebbe fornito anche prove documentali e riferito di comunicazioni avvenute con la segreteria della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Per il settimanale, l’intervento sarebbe parte di una più ampia volontà di “blindare il dossier Attanasio” ed evitare che nuovi elementi potessero riaprire scenari giudiziari e diplomatici considerati particolarmente delicati. L’inchiesta parla apertamente del tentativo di “far calare l’oblio” sulla vicenda e lega il presunto intervento di Palazzo Chigi al momento in cui la Procura di Roma si avvicinava alla richiesta di archiviazione del secondo filone d’indagine.
La richiesta di archiviazione della Procura di Roma
Il secondo filone dell’inchieta giudiziaria, coordinato dal procuratore aggiunto Sergio Colaiocco e contro ignoti ha visto al centro sei cittadini congolesi indicati dalle autorità locali come responsabili dell’agguato e condannati all’ergastolo in Congo nel 2023. Cinque erano presenti al processo, mentre un sesto risultava latitante.
Gli uomini avevano inizialmente confessato, ma davanti agli investigatori italiani hanno successivamente ritrattato, sostenendo che le ammissioni fossero state ottenute con la violenza. I carabinieri del Ros li hanno interrogati durante tre missioni in Congo, senza riuscire a ottenere riscontri sufficienti per proseguire.
A pesare, secondo la Procura, è stata soprattutto la mancata collaborazione giudiziaria delle autorità congolesi, che avrebbe impedito di approfondire anche gli elementi emersi da alcune inchieste giornalistiche. Per questo, il 4 settembre 2026, i pm hanno chiesto l’archiviazione.
I familiari non si arrendono (e neanche l’informazione)
Una conclusione alla quale non intendono arrendersi tutti i familiari. I genitori di Attanasio, attraverso l’avvocato Rocco Curcio, hanno annunciato l’intenzione di valutare un’opposizione chiedendo ulteriori approfondimenti. Anche Dario Iacovacci, fratello del carabiniere, ha contestato la richiesta della Procura.
È proprio mentre il futuro giudiziario dell’indagine è ancora nelle mani del gip che l’inchiesta de L’Espresso introduce un nuovo interrogativo: capire se e perché da Palazzo Chigi sia arrivata effettivamente la richiesta di far ritirare quell’esposto, e soprattutto quali informazioni contenesse.
