Bruno Barbieri è entrato in cucina a 16 anni e considera concluso il suo tempo nei ristoranti: «Sono entrato coi capelli neri in cucina a 16 anni e ne sono uscito con i capelli bianchi». Lo chef, 64 anni, storico giudice di Masterchef, ripercorre nella prima autobiografia Controluce. Ombre e segreti di una vita un percorso passato anche dalla brigata del Trigabolo di Argenta. Nell’intervista al Corriere della Sera dedicata al libro, ha raccontato i tradimenti, i conflitti familiari e le rinunce dietro il successo.
La decisione di scrivere è arrivata dopo tante proposte: «Ho sentito che era venuto il momento giusto per lasciarsi andare e parlare di me, di Bruno», ha spiegato. Il racconto comprende un momento buio dal quale, ha sottolineato, è riuscito a rialzarsi.
I tradimenti e il rapporto con il padre Nello
Gli «squali» di cui parla Barbieri sono persone che gli erano molto vicine e che hanno tradito la sua fiducia. «Quando scoprono le tue debolezze, le tue difficoltà, entrano nella tua vita e ti mangiano vivo», ha raccontato. Viveva accanto a individui dei quali si fidava, convinto poi che fossero lì soltanto per approfittare delle sue fragilità.
L’amicizia per lui resta sacra, ma il rapporto con quelle persone si è interrotto: «Tra me e certe persone è scesa una saracinesca». Oggi ha pochissimi amici e li seleziona molto. Ritiene che tanti di coloro che lo hanno ferito probabilmente non vivano bene. «Nella vita siamo tutti soli. Siamo nati soli e moriremo soli», è la sua considerazione.
Il confronto con il padre Nello ha segnato un’infanzia che lo chef definisce molto difficile. Nello veniva da una famiglia di 16 fratelli, era durissimo e riconosceva soprattutto il valore del lavoro. Barbieri gli attribuisce il proprio senso del dovere esasperato. Il padre avrebbe voluto un figlio ingegnere; lui si sentiva creativo, ma agli occhi del genitore era un incapace.
Il lavoro in cucina gli ha consentito di lasciare una famiglia che voleva diventasse altro e di allontanarsi dall’hinterland bolognese degli anni Ottanta. Molti amici erano morti; lui riuscì ad andare via, pur restando per anni senza soldi.
La riconciliazione è arrivata quando il padre stava morendo, con Barbieri già affermato in televisione. Fu il figlio a fare un passo indietro: dirgli «papà ti voglio bene» fu una liberazione. Lo chef pensa che Nello abbia compreso il proprio errore e il significato di quelle fughe, necessarie a trovare una strada. Crede sia morto felice e orgoglioso, pur senza averglielo mai detto.
Gli esordi, le rinunce e l’amore perduto di Bruno Barbieri
Il Trigabolo di Argenta appartiene agli esordi di Barbieri, appena diciassettenne in una brigata destinata a fare la storia della ristorazione italiana. Il gruppo cercava una strada diversa dalla nuova cucina e dagli stereotipi. «Eravamo gli Anthony Bourdain italiani», ha ricordato lo chef, descrivendo persone complicate che avevano pagato un prezzo, nel bene e nel male. I compensi bastavano appena a mettere la benzina nell’auto.
La fama televisiva non coincide, nel suo racconto, con una grande ricchezza materiale. «Mica sono ricco, sa? Non ho neanche la macchina. Vivo in affitto», ha precisato. Possiede una sola casa, a Bologna, e continua a considerarsi una persona normale, «ricco nell’anima».
Il bilancio della carriera comprende risultati e sacrifici: «Mi chiedo spesso che prezzo ho pagato per arrivare sin qui. Ho fatto grandi cose ma anche rinunce importanti. Oggi me ne rendo conto», ha osservato Barbieri.
Il ricordo del grande amore resta invece una parte della vita che vuole proteggere. La relazione era cominciata sui banchi di scuola ed era proseguita fino a una tragedia che lo ha segnato. Quella persona non c’è più e lo chef non si è mai più innamorato allo stesso modo. Lo considera uno dei passaggi più importanti e difficili della propria vita.
L’emozione ritorna quando incontra il figlio della persona amata, che non è suo figlio. Barbieri ha però chiesto di fermarsi a questo: «Ma davvero, la prego, di questo mi sono sempre detto che non parlerò mai».
L’incidente negli Stati Uniti e il futuro dopo la televisione
Un incidente negli Stati Uniti, avvenuto tempo fa nel giorno del Superbowl, ha cambiato il rapporto di Barbieri con il tempo. Secondo il suo racconto, due persone ubriache sono passate con il semaforo rosso e gli sono finite addosso, provocandogli un trauma toracico molto pesante.
Il momento decisivo è stato quello in cui è riuscito a uscire dall’auto: «Quando però sono uscito tutto intero dalla macchina ho capito che l’esistenza è davvero brevissima», ha raccontato. Da quell’esperienza deriva il modo in cui descrive il presente: «Vivo quindi a mille all’ora, prendendo la pillola della pressione e godendomi tutto».
La conclusione del percorso nei ristoranti rientra nella stessa riflessione sui limiti delle diverse fasi della vita. «Semplicemente c’è un tempo per ogni cosa, e quello del ristorante è finito. Così come finirà anche quello della tv», ha spiegato.
Alla prospettiva della fine della popolarità, Barbieri risponde con un progetto: «Quando avverrà continuerò a girare il mondo». Viaggiare è sempre stata la sua fortuna e potrà farlo anche in treno, senza una Ferrari. «Se sei stato libero nella vita puoi permetterti tutto», ha concluso.
