La Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio di Eni nell’ambito dell’inchiesta sul caso Equalize, il procedimento che ruota attorno a presunti accessi abusivi a banche dati e alla realizzazione di dossier illegali. La società è coinvolta sul piano della responsabilità amministrativa degli enti, in relazione alla posizione di uno dei suoi dirigenti e ai sistemi adottati per prevenire questo tipo di reati.
La richiesta dei pm per Eni
La richiesta è stata presentata dalla Procura guidata da Marcello Viola, nell’ambito dell’indagine coordinata dai pm Eugenio Fusco e Francesco De Tommasi e condotta dai carabinieri del Ros. Il filone che riguarda Eni è legato in particolare alla posizione di Stefano Speroni, direttore affari legali della società e uno dei numerosi imputati del procedimento. La sua posizione è relativa a contestazioni di accesso abusivo a banche dati che, secondo l’accusa, sarebbero avvenute nel 2021 da parte del gruppo Equalize.
Il 13 ottobre la maxi udienza preliminare
La posizione di Speroni rientra nella maxi udienza preliminare che prenderà il via il 13 ottobre davanti alla gup Tiziana Landoni. Complessivamente sono decine gli imputati coinvolti, tra i quali figura anche Enrico Pazzali, ex numero uno di Equalize. Anche la posizione di Eni potrebbe essere esaminata dalla giudice nel corso dell’udienza preliminare, destinata a proseguire a lungo proprio per l’ampiezza dell’inchiesta e il numero delle persone coinvolte.
Le società coinvolte nell’inchiesta
Lo scorso maggio la Procura aveva notificato informazioni di garanzia a circa venti società, tutte iscritte nel procedimento in base alla normativa sulla responsabilità amministrativa degli enti. Tra queste figuravano, oltre a Eni, anche Luxottica, Barilla, Erg e Heineken. Gli investigatori avevano inoltre acquisito documentazione relativa ai modelli organizzativi delle aziende, con particolare attenzione alle procedure predisposte per prevenire i reati informatici.
Nelle settimane successive Eni aveva ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini, mentre alle altre società coinvolte non era stato notificato, almeno fino a quel momento, un analogo atto. La richiesta di rinvio a giudizio per Eni è stata quindi depositata nelle ultime ore.
Il maxi procedimento sui presunti dossieraggi
L’inchiesta sui presunti dossieraggi era esplosa quasi due anni fa e nel mese di luglio la Procura aveva depositato una seconda maxi richiesta di processo, dopo una prima richiesta che aveva riguardato 13 imputati alcuni mesi prima. Il secondo filone riguarda i cosiddetti “clienti” del gruppo e comprende complessivamente 74 imputati. Tra questi ci sono Pazzali, l’esperto informatico Nunzio Samuele Calamucci, Giacomo Tortu, fratello del velocista Filippo, il banchiere Matteo Arpe e lo stesso Speroni.
Oltre 800 presunte vittime degli spionaggi
Sono 832 le presunte vittime degli spionaggi contestati nei diversi capitoli dell’inchiesta. Tra le persone che sarebbero state oggetto delle attività di accesso e raccolta di informazioni figurano anche diversi personaggi noti, tra cui Ricky Tognazzi, Alex Britti, Selvaggia Lucarelli, Fabrizio Corona, Marcell Jacobs, Stefano Boeri e Paolo Scaroni.
Per quanto riguarda Speroni, le contestazioni riguardano accessi abusivi che, secondo l’accusa, sarebbero stati effettuati nel 2021 dal gruppo Equalize e avrebbero avuto l’obiettivo di “screditare la figura” dell’imprenditore petrolifero Francesco Mazzagatti.
Perché Eni è coinvolta nel procedimento
L’iscrizione di Eni nel procedimento è collegata proprio all’imputazione contestata a Speroni e alla valutazione dei modelli organizzativi adottati dalla società per contrastare condotte di questo tipo. I nomi delle circa venti società coinvolte erano già comparsi negli atti della maxi inchiesta, poiché alcuni loro manager, dirigenti, responsabili o ex dipendenti sono accusati, a vario titolo, di aver avuto un ruolo come presunti “clienti” negli accessi abusivi contestati al gruppo dell’agenzia investigativa. Per le altre società coinvolte, invece, la posizione non è stata ancora definita dalla Procura di Milano.
