C’è una nuova svolta nella causa civile da un trilione di dollari intentata contro l’Arabia Saudita dai familiari delle vittime dell’11 settembre. Al centro del procedimento in corso a New York c’è Omar al Bayoumi: tra le sue carte è riemerso un diagramma raffigurante un aereo, accompagnato da calcoli sulla traiettoria verso un edificio, che i legali delle famiglie hanno ora presentato come uno degli elementi chiave dell’accusa.
Il disegno di Omar al Bayoumi e il ruolo nel processo
Gli avvocati delle famiglie delle vittime definiscono il documento “la mappa per colpire le Torri Gemelle e il Pentagono”; la copia è stata resa disponibile alla stampa e la Bbc l’ha ottenuta. Nel fascicolo il diagramma è presentato come prova che potrebbe collegare elementi concreti trovati nelle indagini alla rete che ha organizzato gli attentati del 2001 alle torri gemelle, che causarono la morte di quasi 3mila persone.
Nel processo civile la contestazione non si limita a una lettura grafica: il diagramma viene inserito in un quadro probatorio più ampio che include contratti d’affitto, filmati e altri documenti. I legali dei familiari spiegano che il disegno si collega a movimenti e contatti attribuiti ad alcune delle persone sospettate di aver fornito assistenza ai dirottatori. I difensori sauditi respingono le accuse e negano che lo Stato abbia avuto un ruolo nell’attentato.
Nel materiale processuale, oltre al diagramma, viene richiamata l’attenzione sul ruolo temporale e sulla persistenza della prova: il documento era rimasto “scomparso” per anni nei fascicoli d’indagine e ora è riapparso come elemento capace, secondo gli attori civili, di “collegare i puntini” tra documenti e movimenti delle persone coinvolte nell’attacco.
Chi è Omar al Bayoumi, gli elementi d’accusa
Omar al Bayoumi è stato arrestato a Birmingham il 22 settembre 2001, undici giorni dopo gli attacchi, l’uomo però non è mai stato incriminato e poi è tornato a vivere in Arabia Saudita. Nella casa inglese dove si era temporaneamente trasferito, le autorità trovarono un video in cui Bayoumi appare insieme a funzionari del Ministero degli Affari Islamici, agenzia creata da Riad nel 1993 e descritta nei documenti come dominata da “religiosi con visioni radicali”.
I depositi processuali collegano inoltre il nome di Bayoumi a un contratto d’affitto utilizzato da due degli autori dell’attacco alle torri gemelle che, secondo gli atti, hanno vissuto a Los Angeles, e citano un filmato in cui i sospetti compaiono insieme durante sessioni di paintball, ritenute dagli investigatori potenzialmente funzionali ad addestramenti. Bayoumi, nei molteplici interrogatori nel Regno Unito e negli Stati Uniti, aveva negato contatti con il governo saudita; i documenti ora mostrano elementi che i querelanti pongono in contraddizione con quelle dichiarazioni.
La mancata incriminazione da parte dell’Fbi
Sull’assenza di incriminazioni dopo l’arresto ci sono delle domande irrisolte: “Abbiamo incriminato sospetti terroristi per molto meno“, ha detto una fonte della procura newyorchese alla Bbc, richiamando la discrepanza tra la quantità di elementi raccolti e la mancata azione penale. L’Fbi e il dipartimento di Giustizia americano non hanno commentato i possibili motivi della mancata incriminazione, mentre l’Arabia Saudita respinge ogni accusa di coinvolgimento.
Le accuse all’Arabia Saudita dopo l’11 settembre
I sospetti sui possibili collegamenti tra cittadini o funzionari sauditi e alcuni dei dirottatori accompagnano le indagini sull’11 settembre da oltre vent’anni. Quindici dei diciannove attentatori erano cittadini sauditi, ma le principali inchieste statunitensi non hanno concluso che il governo dell’Arabia Saudita, come istituzione, abbia organizzato o finanziato gli attacchi.
Nel tempo sono però emersi interrogativi sull’assistenza ricevuta negli Stati Uniti da alcuni membri del commando, in particolare dai primi dirottatori arrivati in California, e sui rapporti che alcune delle persone che li aiutarono avrebbero avuto con ambienti governativi sauditi. Una parte del rapporto dell’inchiesta del Congresso rimase classificata per anni e fu resa pubblica soltanto nel 2016. Nello stesso anno il Congresso americano approvò il Justice Against Sponsors of Terrorism Act (Jasta), legge che ha ampliato la possibilità per le vittime di attentati terroristici di citare in giudizio governi stranieri negli Stati Uniti, aprendo la strada alle azioni civili contro Riad. Le autorità saudite hanno sempre negato qualsiasi responsabilità negli attacchi.
