Si alza ulteriormente la tensione all’interno della Lega, dove la richiesta di convocare un congresso avanzata da un gruppo di militanti ed ex esponenti del partito ha provocato una dura reazione dei vertici. Nel mirino c’è il “Comitato per il congresso”, iniziativa promossa da Gianluca Pini, che punta a raccogliere le firme necessarie per aprire una nuova fase di confronto interno.
La risposta arrivata dal partito non lascia spazio a interpretazioni. “Coloro che hanno rischiato di uccidere la Lega ora si rifanno vivi in cerca di una poltrona”, si legge in una nota, nella quale viene richiamata anche la vicenda giudiziaria dello stesso Pini: “Chi ha patteggiato per corruzione è disposto anche a farsi interamente carico dei 49 milioni di debiti che la Lega per Salvini Premier ha trovato in eredità e che sta tuttora pagando?”.
Un attacco particolarmente duro, che mostra quanto la questione del congresso sia diventata sensibile mentre nel partito continua il confronto sulla linea politica e sul peso del Nord.
Fontana: “La nostra iniziativa non c’entra”
A prendere le distanze dal comitato è stato Attilio Fontana. Il presidente della Lombardia, tra gli esponenti che nelle ultime settimane hanno chiesto un maggiore confronto interno, ha escluso collegamenti tra le due iniziative.
“Ho sentito anche io di questa iniziativa, ma non c’entra assolutamente niente con il discorso che stiamo portando avanti con Salvini”, ha spiegato Fontana.
Il confronto tra il segretario Matteo Salvini e il fronte rappresentato dal governatore lombardo, tuttavia, procede lentamente. Dopo le discussioni emerse prima di Ferragosto, un vero incontro non è stato ancora formalmente convocato. Un’occasione potrebbe presentarsi domenica al Gran Premio di Monza, dove sono attesi sia Salvini sia Fontana.
“Cerchiamo di fare combaciare le agende. Domenica speriamo di festeggiare insieme il Gran Premio”, ha detto il governatore. Non è però ancora chiaro se la presenza di entrambi si tradurrà in un vero faccia a faccia politico.
Lo scontro interno e l’ipotesi Pontida
Nel frattempo la tensione corre anche nelle chat e tra i militanti. Nell’area vicina a Salvini vengono ricordate le difficoltà incontrate dalle iniziative promosse dal fronte nordista, dalla contestazione subita da Fontana e dal capogruppo al Senato Massimiliano Romeo alla Versiliana fino alla scarsa partecipazione registrata a un appuntamento a Brugherio e alle critiche arrivate dalla segreteria leghista di Desenzano.
Sul tavolo rimane inoltre un’ipotesi destinata, se confermata, ad aumentare ulteriormente la pressione sulla leadership: portare la raccolta delle firme fino al raduno di Pontida del 20 settembre. Al momento non ci sono conferme, ma la possibilità viene osservata con attenzione all’interno del partito.
I promotori sostengono di muoversi autonomamente. Pini ha infatti negato che dietro il comitato ci siano esponenti di primo piano della Lega. La durezza della risposta del partito, però, testimonia la delicatezza del momento.
La Lega rivendica amministratori e risultati di governo
La linea ufficiale punta a contrapporre alle polemiche interne l’attività politica e amministrativa del Carroccio. “Il Nord chiede soluzioni, risposte e concretezza”, sostiene la Lega, rivendicando il contributo dato dal partito all’azione dell’esecutivo e la presenza di cinque ministri lombardi.
I vertici ricordano inoltre una rete composta da oltre 500 sindaci, governatori e migliaia di amministratori locali, oltre alla due giorni dell’8 e 9 settembre dedicata ai temi economici in vista della prossima manovra. Dall’altra parte, secondo la nota, ci sarebbe invece chi “passa il tempo tra polemiche e ricorsi, pensando più al proprio interesse che a quello del territorio”.
Il confronto sul congresso si inserisce però in un quadro politico più ampio. Nel Nord il malessere non sembra completamente rientrato e resta da capire quale ruolo potranno avere figure come Luca Zaia, mentre il partito guarda già alle Politiche del 2027.
A complicare ulteriormente il quadro ci sono le discussioni sulla nuova legge elettorale e la crescita registrata nei sondaggi da Roberto Vannacci e Futuro Nazionale. Elementi che aumentano la pressione su Salvini proprio mentre una parte del mondo leghista torna a chiedere maggiore centralità per i territori settentrionali e un confronto sulla direzione futura del partito.
