OpenAI starebbe testando un modello di fatturazione destinato a cambiare il rapporto tra aziende e intelligenza artificiale. La società avrebbe infatti iniziato a sperimentare, con un gruppo ristretto di clienti corporate, un sistema nel quale il costo non dipende più semplicemente dalle risorse informatiche utilizzate, ma dall’effettiva riuscita del compito affidato all’IA. Se l’operazione va a buon fine, il cliente paga; se invece il sistema non riesce a completarla, non viene addebitato alcun costo.
La nuova formula sperimentata da OpenAI
Secondo quanto riferito da The Information, il nuovo meccanismo è ancora in fase di prova e riguarda per ora un numero selezionato di imprese. L’idea è legare il prezzo al risultato ottenuto dall’intelligenza artificiale, anziché al semplice lavoro computazionale necessario per produrlo.
Un esempio può essere rappresentato dall’assistenza tecnica: se un sistema di IA prende in carico una richiesta e riesce a risolverla definitivamente, l’azienda cliente sostiene il relativo costo. Nel caso in cui il problema rimanga irrisolto, invece, quella specifica operazione non dovrebbe essere fatturata.
Addio alla logica dei token?
Il modello si discosterebbe dall’attuale sistema utilizzato da OpenAI, nel quale il prezzo è collegato al consumo di risorse informatiche attraverso i cosiddetti “token”. In sostanza, le aziende pagano in funzione della potenza di calcolo impiegata dall’intelligenza artificiale durante i tentativi di elaborazione.
Questo approccio può però tradursi in costi difficili da prevedere. Un’attività che richiede numerosi tentativi, produce errori o viene ripetuta senza arrivare a una soluzione può infatti consumare risorse e aumentare il conto finale anche senza generare un risultato utile per il cliente.
Il rischio economico passa al fornitore
La nuova formula avrebbe proprio l’obiettivo di ridurre questa incertezza. Con una tariffazione basata sul successo dell’operazione, il costo delle elaborazioni che non portano a un risultato verrebbe sostanzialmente spostato dal cliente a OpenAI.
Per le imprese, il vantaggio sarebbe quindi quello di avere una maggiore prevedibilità della spesa e di non dover sostenere integralmente il costo di processi nei quali l’intelligenza artificiale non è riuscita a raggiungere l’obiettivo richiesto.
Il problema è capire quando l’IA ha davvero “successo”
La principale difficoltà per trasformare questo esperimento in un sistema applicabile su larga scala riguarda però la definizione stessa di successo. Stabilire se un’intelligenza artificiale abbia completato correttamente un’attività può essere relativamente semplice quando esiste un risultato facilmente verificabile.
La chiusura definitiva di un ticket di assistenza, per esempio, rappresenta un parametro abbastanza concreto. Molto più complicato diventa invece valutare il completamento di attività articolate in numerose fasi, soprattutto considerando la crescente diffusione degli agenti autonomi, chiamati a portare avanti procedure complesse con un livello sempre maggiore di indipendenza.
Una possibile svolta per il mercato dell’IA
È proprio questo il nodo che OpenAI dovrebbe affrontare prima di poter estendere il nuovo modello commerciale a un numero più ampio di clienti. Servirebbero criteri contrattuali precisi per stabilire in quali circostanze un’attività possa essere considerata conclusa con successo e, di conseguenza, quando debba essere applicato il pagamento.
La sperimentazione segnala comunque un possibile cambio di prospettiva nel mercato dell’intelligenza artificiale: non pagare soltanto per la quantità di calcolo utilizzata, ma sempre più per il valore concreto prodotto dal sistema.
