A oltre venticinque anni dalla nascita di Wikipedia, Jimmy Wales continua a difendere il modello che ha trasformato un progetto apparentemente impossibile – un’enciclopedia scritta e aggiornata da volontari – in uno dei principali punti di riferimento della conoscenza online. Oggi, però, la sfida non è più soltanto garantire l’affidabilità delle singole voci: è difendere l’idea stessa che i fatti esistano e che sia possibile cercare la verità attraverso il confronto delle fonti.
Wales ne ha parlato in una lunga intervista al Corriere della Sera, realizzata a Fano, dove il fondatore di Wikipedia si trovava anche per presentare il libro “Le 7 regole della fiducia”, pubblicato in Italia da Garzanti. Al centro delle sue riflessioni ci sono l’intelligenza artificiale, la trasformazione dei social network e quella progressiva perdita di fiducia che, secondo Wales, sta modificando anche la società e la politica.
Wales contro gli algoritmi dei social: “Premiano i comportamenti peggiori”
Per il fondatore di Wikipedia una parte importante della crisi attuale nasce dal funzionamento delle piattaforme social. Gli algoritmi tendono a privilegiare ciò che genera reazioni forti, e quindi spesso rabbia, paura, provocazione e polarizzazione.
Wales usa un’immagine molto semplice: quello che un tempo poteva essere lo “zio pazzo” ascoltato da pochissime persone, grazie ai social può raggiungere centinaia o migliaia di utenti. Moltiplicato per milioni di persone, il meccanismo finisce per incidere sulla percezione collettiva della realtà.
È in questo contesto che arriva anche la provocazione su Donald Trump: “Viviamo in un tempo in cui se sei abbastanza bravo a fare il troll su Twitter puoi persino diventare presidente degli Stati Uniti”. Non una battuta, precisa Wales, ma il simbolo di un sistema nel quale la capacità di generare attenzione può trasformarsi in potere.
Eppure il sessantenne imprenditore statunitense non condivide una visione pessimistica dell’umanità. Si definisce un “ottimista patologico” e sostiene che la realtà fuori dai social sia molto diversa da quella rappresentata dalle piattaforme: nella vita quotidiana, osserva, le persone sono generalmente disponibili, socievoli e pronte ad aiutarsi.
Intelligenza artificiale e allucinazioni: il rischio delle informazioni plausibili ma false
La nuova grande sfida per Wikipedia è inevitabilmente rappresentata dall’intelligenza artificiale generativa. Wales non è contrario alla tecnologia, che considera anzi una svolta straordinaria, soprattutto guardando alle applicazioni scientifiche. Ma sui grandi modelli linguistici mantiene una forte cautela.
Il problema principale sono le cosiddette “allucinazioni” dell’AI. Il rischio, spiega, non è tanto che un chatbot produca affermazioni evidentemente assurde, quanto che inventi informazioni perfettamente plausibili.
“L’IA non inventa cose folli, inventa cose plausibili. E questo è peggio perché si limita a inventare cose che suonano bene e ti inganna”, osserva Wales. Wikipedia, pur contenendo ancora errori e dovendo continuamente migliorare, si basa invece su un sistema di verifica, confronto e correzione collettiva.
L’AI sta togliendo traffico a Wikipedia
Il cambiamento nelle abitudini degli utenti ha già conseguenze concrete. Sempre più persone utilizzano chatbot e risposte generate direttamente dai motori di ricerca per ottenere informazioni semplici senza aprire Wikipedia.
Wales ammette che il traffico dell’enciclopedia sta diminuendo. Un anno fa aveva parlato di una flessione dell’8%, ma anticipa che i nuovi dati potrebbero mostrare un calo superiore. A diminuire sarebbero soprattutto le visite brevi: quelle di chi vuole conoscere rapidamente un’età, una data o un’altra informazione puntuale.
Per Wikipedia, che non vive di pubblicità, il problema non è immediatamente economico. La vera preoccupazione riguarda piuttosto la possibilità di perdere nuovi volontari: meno persone entrano nell’enciclopedia, meno utenti potrebbero scoprire la possibilità di contribuire direttamente alle sue voci.
Wales non contesta neppure il fatto che Wikipedia venga utilizzata per addestrare sistemi di AI: i suoi contenuti sono stati pensati per essere liberamente utilizzabili. Ciò che chiede è il rispetto dell’attribuzione delle fonti, un aspetto sul quale, sostiene, molti sistemi di intelligenza artificiale sono ancora carenti.
La battaglia sulla neutralità, da Gaza alla Russia
L’altra questione decisiva riguarda la neutralità di Wikipedia. Wales rivendica il principio del Neutral Point of View, secondo cui l’enciclopedia non dovrebbe stabilire quale posizione politica sia corretta, ma rappresentare in maniera proporzionata ciò che emerge dalle fonti autorevoli.
Una questione diventata particolarmente delicata con la voce in inglese dedicata a Gaza, sulla quale Wales era intervenuto criticandone l’impostazione e chiedendo che fossero rappresentate anche le posizioni contrarie alla definizione degli eventi come genocidio. La comunità non ha però recepito la sua richiesta nei termini auspicati dal fondatore, dimostrando anche un principio fondamentale del progetto: nemmeno Jimmy Wales può decidere unilateralmente cosa debba essere scritto su Wikipedia.
La difesa dei fatti ha avuto conseguenze ancora più concrete in Russia, dove alcuni collaboratori hanno dovuto proteggere la propria identità e utilizzare VPN durante la guerra in Ucraina. Wales ricorda inoltre che la comunità russofona ha continuato a parlare di “invasione russa”, resistendo alle pressioni politiche.
“Wikipedia è essenziale nell’era Trump”
Per Wales, proprio il clima politico e informativo contemporaneo rende Wikipedia ancora più necessaria. “È essenziale”, sostiene, continuare a difendere fatti, neutralità e confronto tra posizioni differenti in un’epoca nella quale la verità stessa viene spesso trasformata in terreno di scontro politico.
Il fondatore dell’enciclopedia mette in guardia anche il giornalismo dai titoli costruiti soltanto per generare rabbia e traffico: possono funzionare nel breve periodo, ma nel lungo rischiano di distruggere la fiducia dei lettori.
A sessant’anni Wales non pensa comunque alla pensione. Non è un dipendente della Wikimedia Foundation, ma membro del consiglio e della comunità, e immagina il proprio ruolo quasi come quello di “un re senza potere”, chiamato soprattutto a ricordare perché Wikipedia esiste.
E non sembra avere rimpianti per non aver trasformato la sua invenzione nella strada verso una fortuna miliardaria. Guardando all’eredità che vuole lasciare, preferisce pensare alla comunità dei “wikipediani” e al loro contributo alla conoscenza collettiva.
La sua filosofia, alla fine, è sintetizzata da una frase molto più semplice: “Non ho bisogno di uno yacht per essere felice”.
