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“Pil del primo trimestre cresce dello 0,2%”: il dato Istat certifica l’immobilismo dell’Italia

Lieve crescita economica trainata dai servizi, ma calano occupazione e domanda interna. Aumentano gli inattivi, rallenta la produzione e le entrate fiscali restano deboli

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Edificio dell'Istat

Edificio dell'Istat | Shutterstock

Giacomo Camelia di Giacomo Camelia

Nato a Carate Brianza nel 2000, laureato in Scienze Umanistiche per la Comunicazione presso l’Università degli Studi di Milano. Lavoro come redattore web dal 2024. Adoro il cinema e la musica anche se la mia passione più grande riguarda lo sport, il calcio in particolare

Roma, 30 aprile 2026 – L’Istituto nazionale di statistica (Istat) ha diffuso oggi una serie di dati economici e sociali che fotografano la situazione attuale dell’Italia nei primi mesi del 2026. Il quadro delineato dagli ultimi rilevamenti mostra un’economia che cresce molto lentamente, un’inflazione in accelerazione e segnali contrastanti sul mercato del lavoro.

Pil in crescita modesta nel primo trimestre 2026

Secondo le stime preliminari elaborate dall’Istat, il Prodotto interno lordo (Pil) italiano è aumentato dello 0,2% nel primo trimestre del 2026 rispetto al trimestre precedente e dello 0,7% rispetto allo stesso periodo del 2025. Questo dato rappresenta un lieve rallentamento rispetto al trimestre precedente, che aveva registrato un aumento dello 0,3% su base congiunturale e dello 0,9% su base annua.

L’istituto di statistica evidenzia che la crescita trimestrale dello 0,2% è dovuta a un aumento del valore aggiunto nel settore dei servizi, mentre si registra una diminuzione in agricoltura e nell’industria. Dal punto di vista della domanda, il contributo della componente nazionale (al netto delle scorte) è negativo, compensato però da un apporto positivo della domanda estera netta.

Istat ha inoltre comunicato che la crescita acquisita per il 2026 – ovvero la crescita che si avrebbe se la variazione congiunturale rimanesse nulla per il resto dell’anno – è stimata pari a +0,5%. Questo dato riflette l’andamento lento e incerto dell’economia italiana, in linea con le previsioni di un contesto internazionale caratterizzato da incertezze politiche e commerciali.

Inflazione in aumento ad aprile

Sempre oggi, l’Istat ha reso noto che l’inflazione ad aprile 2026 è accelerata al 2,8% su base annua, in aumento rispetto all’1,7% registrato nel mese precedente. Su base mensile, l’indice nazionale dei prezzi al consumo (NIC) ha segnato una variazione positiva dell’1,2%.

L’aumento dell’inflazione è principalmente dovuto alla netta risalita dei prezzi degli energetici non regolamentati, che sono passati da una variazione negativa del -2,0% a un aumento del +9,9%. Anche i prezzi degli energetici regolamentati sono cresciuti, passando da -1,6% a +5,7%, mentre si è registrata un’accelerazione dei prezzi degli alimentari non lavorati, che sono aumentati del 6,0% rispetto al 4,7% del mese precedente.

Questi dati indicano una pressione inflazionistica che si riflette soprattutto sulle componenti energetiche e sui generi alimentari, fattori che incidono direttamente sul potere d’acquisto delle famiglie italiane.

Mercato del lavoro: lieve calo degli occupati e aumento degli inattivi

Per quanto riguarda il mercato del lavoro, l’Istat segnala che a marzo 2026 il numero di occupati è diminuito leggermente, attestandosi a 24 milioni 124 mila persone, con una perdita di 12 mila unità rispetto al mese precedente. Il calo coinvolge soprattutto i lavoratori autonomi (-14 mila) e i dipendenti a termine (-2 mila), mentre i dipendenti permanenti rimangono sostanzialmente stabili (+4 mila).

Su base annua, il numero di occupati è diminuito di 30 mila unità rispetto a marzo 2025. Questa flessione è il risultato della contrazione di dipendenti permanenti (-14 mila) e a termine (-142 mila) con una crescita degli autonomi (+125 mila). Il tasso di occupazione resta stabile al 62,4%, mentre il tasso di disoccupazione cala al 5,2%. Parallelamente, il tasso di inattività sale al 34,1%, con un aumento sia su base mensile (+0,1 punti percentuali) sia annua (+1,0 punto).

Un dato significativo riguarda la struttura demografica degli occupati: si conferma un invecchiamento della popolazione lavorativa, con una diminuzione degli occupati giovani tra 15 e 24 anni (-141 mila in un anno) e tra i 35 e i 49 anni (-246 mila), a fronte di un aumento degli over 50 (+358 mila).

Questi elementi rafforzano l’idea di una forza lavoro sempre più anziana e di una dinamica del mercato del lavoro che presenta criticità soprattutto per i più giovani.

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