Il bilancio delle alluvioni che hanno devastato vaste aree tra il Nepal e il Tibet continua ad aggravarsi. Secondo gli ultimi dati disponibili, almeno 669 persone sono morte in Nepal e sette nella regione cinese del Tibet, portando a 676 il numero complessivo delle vittime. Restano inoltre più di 3mila persone disperse sui due lati del confine.
Il bilancio resta provvisorio e potrebbe ulteriormente aumentare con il proseguimento delle operazioni di ricerca. Le squadre di soccorso stanno infatti raggiungendo progressivamente alcune delle zone rimaste isolate dopo la catastrofe.
Oltre 3mila persone ancora disperse
Sul versante nepalese 2.426 persone risultano ancora disperse, mentre nella contea tibetana di Gyirong le autorità cinesi hanno segnalato altre 554 persone di cui non si hanno notizie. Complessivamente si arriva quindi a 2.980 dispersi.
Le operazioni di ricerca e soccorso sono riprese sabato dopo una temporanea sospensione provocata dalle condizioni meteorologiche avverse, dalla nebbia e dal timore di nuove inondazioni.
Resta sotto osservazione anche la situazione dei bacini formatisi nelle aree interessate dal collasso glaciale. Le autorità stanno monitorando due laghi a monte delle zone devastate, anche se il livello di pericolo sarebbe diminuito con il progressivo drenaggio dell’acqua.
Tra i dispersi anche Luca Barachini e Patrizia Marziale
Tra le persone di cui non si hanno ancora notizie figurano anche Luca Barachini e la moglie Patrizia Marziale. I loro nomi compaiono nell’ultimo elenco dei dispersi diffuso dalla polizia nepalese, aggiornato alle 17:30 di sabato, ora locale, e reso pubblico dal ministero del Turismo.
Nel documento della Nepal Police sono riportati i dati anagrafici dei due e l’appartenenza, rispettivamente, alle categorie Italia e Svizzera, senza alcuna indicazione di un loro avvenuto soccorso.
La coppia risiede a Lugano. Patrizia Marziale, secondo quanto emerso, è italo-svizzera e possiede quindi la doppia cittadinanza.
La valanga di ghiaccio, rocce e fango
A provocare la catastrofe sarebbe stato il collasso di una parte del ghiacciaio, che ha innescato una gigantesca massa di ghiaccio, rocce e detriti precipitata verso valle e successivamente confluita nei corsi d’acqua.
Secondo una ricostruzione della Fondazione Montagna Sicura, sarebbero stati coinvolti circa 23,1 milioni di metri cubi di ghiaccio. Il cedimento del versante roccioso e del ghiacciaio avrebbe generato una gigantesca valanga, successivamente amplificata dall’interazione con acqua e sedimenti.
La massa ha attraversato i sistemi fluviali della regione, travolgendo abitazioni, ponti, strade e infrastrutture e rendendo estremamente difficili le operazioni dei soccorritori.
Salvate centinaia di persone, proseguono i soccorsi
Le squadre impegnate nell’emergenza continuano intanto a intervenire nelle aree maggiormente colpite. Nei giorni scorsi l’esercito nepalese è riuscito a mettere in salvo centinaia di lavoratori e residenti rimasti intrappolati nell’area dell’Upper Trishuli Hydropower Project, nel distretto di Rasuwa.
Le operazioni non sono però concluse e i soccorritori continuano a lavorare nelle zone più difficili da raggiungere, dove strade e ponti sono stati distrutti o resi impraticabili dalla massa di acqua, fango e detriti.
Il Nepal chiede assistenza internazionale
Di fronte alle dimensioni della catastrofe, il governo di Kathmandu ha chiesto assistenza tecnica e specialistica internazionale, soprattutto per le operazioni nelle gallerie, il ripristino delle comunicazioni e l’identificazione delle vittime.
Esperti indiani specializzati nei soccorsi in tunnel sono arrivati in Nepal, mentre la Cina ha inviato cinque tecnici specializzati e altri quattro sono attesi. L’India ha inoltre fatto arrivare nel Paese tre voli con circa 60 tonnellate di aiuti, tra medicinali, generi alimentari e coperte.
La testimonianza dell’italiana sopravvissuta
Tra le persone che hanno vissuto in prima persona la violenza dell’alluvione c’è anche Valentina Piccinini, italiana riuscita a sopravvivere alla tragedia. La donna ha raccontato di aver sentito un improvviso e potentissimo boato e di essere fuggita verso le montagne per cercare un punto sicuro.
Piccinini ha spiegato di essersi arrampicata il più in alto possibile e ha sottolineato quanto sia stato determinante l’aiuto ricevuto dalla popolazione locale. “Senza l’aiuto dei nepalesi non sarei qui”, ha raccontato.
Sono invece rientrati in Italia Giovanni Fassini e Massimo Lombardi, i due escursionisti bresciani che erano rimasti bloccati in Nepal. Dopo essere riusciti a raggiungere Kathmandu, sabato sono arrivati all’aeroporto di Orio al Serio.
Corpi irriconoscibili, raccolti campioni di Dna
Particolarmente drammatica resta anche la situazione nel distretto di Chitwan, nella parte centro-meridionale del Nepal, dove sono stati recuperati centinaia di corpi e resti umani.
A rendere estremamente difficili le operazioni di riconoscimento è lo stato in cui sono state ritrovate molte delle vittime. Numerosi cadaveri sono ormai in avanzato stato di decomposizione e non possono essere identificati visivamente.
Le autorità stanno quindi procedendo alla raccolta e alla registrazione dei campioni di Dna, nella speranza di riuscire successivamente a stabilire l’identità delle vittime e consentire alle famiglie di avere risposte sulla sorte dei propri cari.
Fino a 5 miliardi di dollari per la ricostruzione
Mentre continuano le ricerche, cominciano a emergere anche le prime stime sull’impatto economico della catastrofe. Il ministro delle Finanze nepalese Swarnim Wagle ha indicato che per la ricostruzione potrebbero essere necessari tra i 4 e i 5 miliardi di dollari.
Si tratta ancora di una valutazione preliminare: il censimento dei danni è in corso e numerose aree devono ancora essere raggiunte. Intere comunità sono state devastate, migliaia di persone hanno perso la propria abitazione e numerose infrastrutture sono state distrutte.
Il bilancio umano resta quindi ancora provvisorio. Con quasi 3mila persone disperse e diverse aree difficili da raggiungere, il numero delle vittime delle devastanti alluvioni tra Nepal e Tibet potrebbe aumentare ulteriormente con il proseguimento delle ricerche.
