Tania Terrin, le denunce contro Dino Keber
Il 22 aprile Tania Terrin si era rivolta ai carabinieri dopo un’aggressione avvenuta pochi giorni prima. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, Keber l’aveva afferrata al collo alle spalle fino a farle perdere i sensi. La donna era poi stata portata in ospedale, dove aveva ricevuto due giorni di prognosi. Già nel dicembre 2025 l’uomo l’avrebbe colpita provocandole una contusione alla testa.
Dopo l’aggressione di aprile, Tania aveva anche contattato una delle ex compagne dell’uomo. “Te lo chiedo perché sabato mi ha quasi uccisa”, le aveva scritto, chiedendole se Keber fosse stato violento anche con lei. La risposta era stata affermativa.
Ma Tania non era la prima donna ad aver denunciato Keber. Altre tre ex compagne lo avevano querelato nel 2002, nel 2010 e nel 2021. In quei casi, però, le denunce erano state successivamente ritirate e i procedimenti archiviati. Quei precedenti erano comunque riportati nel provvedimento di ammonimento emesso dal questore di Venezia nel giugno scorso.
La morte di Tania? “Una sconfitta per lo stato”
È proprio la successione di questi segnali ad aver aperto il caso sul funzionamento del sistema di protezione. Il sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni ha parlato della morte di Tania come di una “sconfitta per lo Stato” e annunciato l’intenzione di inviare ispettori alla procura di Venezia per verificare l’iter seguito dopo la denuncia. La decisione definitiva spetta al ministro Carlo Nordio.
Intanto, nel pomeriggio del 21 agosto, è stata fissata l’autopsia sul corpo della 39enne. L’incarico è stato affidato al professor Claudio Terranova dell’Università di Padova: l’esame dovrà chiarire definitivamente le cause e la dinamica della morte.
A Camponogara, però, la richiesta arrivata dalla piazza va oltre gli accertamenti sul singolo caso: capire perché, ancora una volta, una donna che aveva già denunciato non sia riuscita a salvarsi.
