Il governo laburista guidato da Andy Burnham ha messo per iscritto una serie di principi che definiscono quali comportamenti costituiscono reato e quali norme sociali ci si attende nel Paese. La misura è raccolta in una guida rivolta ai richiedenti asilo, pubblicata dall’Home Office, e accompagnata da un poster illustrato che affronta rispetto negli spazi pubblici, parità di genere e comportamenti sessuali.
Il documento, intitolato Understanding Behaviours And Expectations In The UK, conta nove pagine e indica in modo puntuale reati come stupro, molestie sessuali, violenza domestica e rapporti sessuali senza consenso, oltre a richiamare l’età del consenso e il fatto che anche la violenza nel matrimonio è reato.
Regno Unito, cosa dice la guida destinata ai richiedenti asilo
La guida descrive i comportamenti che possono comportare conseguenze penali, ricordando che uomini e donne hanno gli stessi diritti e che alcune norme e consuetudini britanniche possono differire da quelle dei Paesi di origine dei nuovi arrivati. Il testo segnala specificamente la violenza domestica, lo stupro, le molestie e i rapporti con minori come esempi di condotte punibili. Il documento è pensato per essere informativo e giuridicamente corretto: spiega che per avere un rapporto sessuale serve il consenso e ribadisce che le donne possono lavorare, studiare e spostarsi senza il permesso di un uomo.
Il premier ha difeso la scelta governativa: Andy Burnham ha detto che “Come governo abbiamo un principio molto chiaro: se infrangi la legge britannica, sarai espulso dal Paese“. Il premier ha aggiunto che, proprio per questo motivo, è necessario rendere esplicite sia le leggi sia le “norme sociali” britanniche. La pubblicazione dell’Home Office è dunque stata motivata come uno strumento per informare chi arriva sulle regole vigenti.
Dalla guida britannica al burqa: l’integrazione come educazione del “diverso”
La misura britannica si inserisce infatti in un modello che attraversa da anni diversi Paesi europei: l’integrazione trattata come un percorso educativo nel quale una maggioranza insegna a una minoranza quali siano i comportamenti considerati accettabili.
Pochi giorni fa il Portogallo ha promulgato la cosiddetta “legge del burqa”, che vieta di coprire il volto negli spazi pubblici e prevede multe da 150 a 3mila euro. Formalmente la norma non cita una religione, ma è ampiamente interpretata come rivolta soprattutto alle donne musulmane che indossano niqab o burqa.
La logica politica presenta un punto in comune. Lo Stato identifica una pratica o una comunità considerata problematica e si attribuisce il compito di correggerla in nome dei propri valori.
Le reazioni delle ong e il dibattito pubblico
La guida ha suscitato critiche da parte delle organizzazioni che si occupano di diritti dei richiedenti asilo. Asylum Matters ha contestato la scelta di rivolgersi in modo esclusivo a chi chiede protezione. Louise Calvey, direttrice dell’associazione, ha affermato: “Individuando chi cerca protezione come particolarmente bisognoso di istruzioni di base per non commettere abusi o violenza sessuale, il governo alimenta ostilità, sospetto e razzismo”. Calvey ha chiesto politiche diverse, orientate a promuovere comprensione e sicurezza senza stigmatizzare intere categorie.
L’atto di selezionare una platea cui ricordare norme di civiltà – anche se le indicazioni sono giuridicamente corrette – può suggerire che problemi come stupro, violenza sulle donne o mancato rispetto del consenso siano prima di tutto importati dall’esterno. In questo modo l’educazione civica rischia di oscillare tra informazione e paternalismo: scegliere chi ha bisogno che gli vengano ricordati comportamenti elementari non è una decisione neutrale, e può incidere sul rapporto tra comunità ospitante e nuovi arrivati.
