Nella mattina del 20 agosto 2026, davanti all’aeroporto di Milano Linate attivisti e associazioni si sono riuniti in sostegno del popolo palestinese per dare vita al “Muro di Coscienza”, un’azione simbolica organizzata contemporaneamente in cinque aeroporti italiani per richiamare l’attenzione sulla guerra a Gaza e sui rapporti tra Italia e Israele.
A Linate il presidio è stato organizzato dalle 10 alle 13 nella zona degli Arrivi. Le persone presenti si sono disposte una accanto all’altra formando una lunga linea con bandiere palestinesi. Il muro, spiegano gli organizzatori, è volutamente “permeabile”: chi attraversa l’aeroporto può passarci in mezzo, fermarsi, ricevere informazioni o confrontarsi con i manifestanti.
Protesta pro Pal a Linate: cos’è il “Muro di Coscienza”
L’iniziativa non riguarda soltanto Milano. Nella giornata del 20 agosto la stessa azione è stata programmata negli aeroporti di Verona Villafranca, Cagliari-Elmas, Roma Fiumicino e Venezia, in fasce orarie differenti. A coordinare le diverse realtà è Giovedì Bianco, progetto che mette in collegamento gruppi e associazioni impegnati in mobilitazioni comuni.
Gli organizzatori precisano che non sono previsti blocchi né forme di ostruzione al normale funzionamento degli aeroporti. L’obiettivo è utilizzare gli scali come luoghi simbolici proprio perché rappresentano materialmente i collegamenti tra Paesi.
Pro Pal, il motivo della protesta in aeroporto
Al centro della contestazione c’è infatti anche la scelta del governo italiano di mantenere i collegamenti aerei con Israele. I promotori chiedono inoltre attenzione sulla presenza in Italia di appartenenti alle forze armate israeliane durante periodi di ferie o di cosiddetta “decompressione”, termine utilizzato per indicare le pause dallo stress seguito a periodi di combattimento.
Nel giugno 2026 alcuni senatori del Movimento 5 Stelle hanno presentato un’interrogazione parlamentare dopo l’arrivo all’aeroporto di Cagliari-Elmas di quattro voli provenienti da Tel Aviv. Nei giorni precedenti associazioni e attivisti avevano sostenuto che tra i passeggeri potessero esserci anche militari israeliani.
Nell’atto parlamentare veniva chiesto al governo di chiarire se fosse confermata la presenza di appartenenti alle IDF in servizio o in licenza e se esistessero accordi o interlocuzioni con soggetti israeliani legati a questi soggiorni. La presenza di militari sui singoli voli, dunque, è stata oggetto di richieste di verifica e non va presentata come accertata.
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