Arturo Béjar è stato il primo testimone chiamato nel processo aperto contro Meta dai procuratori generali di California, Colorado, Kentucky e New Jersey. La causa, iniziata martedì davanti alla giudice Yvonne Gonzalez Rogers presso il tribunale federale del Northern District of California, ruota intorno a una domanda: Facebook e Instagram sono stati progettati consapevolmente per trattenere i minori sulle piattaforme nonostante i rischi per il loro benessere?
Meta, le accuse contro Facebook e Instagram e il peso della progettazione
I procuratori generali di California, Colorado, Kentucky e New Jersey affermano di sì: Facebook e Instagram furono progettati per “agganciare” gli utenti, trattenerli a lungo e sfruttarne i dati. Al centro dell’accusa ci sono elementi di design come il scorrimento infinito, i video in autoplay, i filtri estetici e il pulsante “like”. Arturo Béjar ha lavorato per circa otto anni sulla sicurezza degli utenti di Facebook e Instagram e ha detto in aula che le contromisure inviate sul piano tecnico venivano spesso rese impostazioni opzionali anziché predefinite, una scelta che nella pratica le rese quasi inutili perché pochi utenti le attivavano.
“Alla fine, era la cultura aziendale che Mark aveva creato a rendere praticamente impossibile realizzare funzionalità capaci di affrontare i problemi legati al benessere e alla sicurezza”, ha dichiarato.
Il testimone ha riferito inoltre di aver portato agli organi di controllo esterni un avvertimento interno del 2021 sui rischi per gli adolescenti, documento che gli stati considerano centrale per dimostrare che l’azienda conosceva il problema ma non l’ha affrontato come avrebbe potuto.
La difesa di Meta
La difesa ha cercato di ridimensionare l’impatto della testimonianza puntando sull’esistenza di soluzioni tecniche e sull’attività svolta dall’azienda: l’avvocato ha interrogato Béjar per capire se i suoi team avessero risolto i problemi descritti. In apertura, il consulente legale della società ha sostenuto che l’azienda era consapevole dei rischi per i giovani e aveva lavorato su quelle questioni, contestando la lettura fatta dagli stati sui documenti interni.
Sul piano economico e delle sanzioni, le cifre citate in aula sono state marcate: la società ha indicato come possibile esposizione una richiesta fino a 1,4 trilioni di dollari, cifra che gli stati non hanno adottato integralmente, mentre il procuratore generale della California ha parlato di un confronto sulla base dei ricavi annuali dell’azienda, pari a circa 200 miliardi di dollari.
Un processo unico nel suo genere
Il processo di Oakland non è inoltre l’unico fronte giudiziario aperto per Meta. Secondo The Next Web, all’inizio dell’anno un tribunale del New Mexico ha ordinato alla società di versare 567 milioni di dollari in un fondo dedicato alla salute mentale degli adolescenti, mentre in Tennessee una giuria sta esaminando separatamente il design di Instagram.
La particolarità del procedimento californiano è che a portare Meta in tribunale non sono singoli utenti, ma quattro Stati, attraverso norme sulla tutela dei consumatori e sulla privacy dei minori. L’accusa dovrà dimostrare non soltanto che alcune caratteristiche delle piattaforme abbiano provocato danni ai giovani, ma anche che Meta conoscesse quei rischi e abbia continuato a presentare pubblicamente una versione diversa della propria condotta.
