Si apre un nuovo fronte europeo sulla gestione dei migranti. Dopo le tensioni con la Spagna per la crisi di Ceuta, il governo italiano si trova ora a discutere con la Germania sul trasferimento dei cosiddetti “dublinanti”, i richiedenti asilo che, dopo essere entrati nell’Unione europea attraverso l’Italia, hanno proseguito il viaggio verso il territorio tedesco.
Berlino non sembra intenzionata a fare passi indietro. Il governo tedesco ha ribadito che i trasferimenti dalla Germania verso l’Italia verranno effettuati, dicendosi anche sorpreso per le reazioni arrivate da Roma.
Il governo italiano, però, contesta soprattutto il punto di partenza dei conteggi.
Piantedosi: “I numeri precedenti al 12 giugno sono stati azzerati”
Il nodo è la data del 12 giugno 2026, quando sono diventate applicabili le nuove norme del Patto europeo sulla migrazione e l’asilo.
Secondo il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, tra Roma e Berlino sarebbe stata raggiunta un’intesa che avrebbe sostanzialmente azzerato i numeri accumulati prima dell’entrata in vigore del nuovo sistema europeo.
“Tutto quello che riguarda i cosiddetti dublinanti è stato oggetto di un accordo con la Germania che ha di fatto azzerato i numeri precedenti”, ha spiegato Piantedosi durante 10 Minuti su Rete 4. Il problema, secondo il titolare del Viminale, è che alcune delle persone di cui oggi Berlino chiede il trasferimento rientrerebbero proprio nei conteggi precedenti al 12 giugno.
La Germania presenta però una lettura differente e ha fatto sapere di voler procedere con i trasferimenti previsti dalle norme europee.
Il nuovo Patto Ue, entrato in applicazione il 12 giugno, ha ridisegnato il sistema europeo di gestione dell’asilo introducendo nuove regole sulla responsabilità degli Stati membri, insieme a meccanismi di solidarietà destinati soprattutto ai Paesi sottoposti a maggiore pressione migratoria.
Roma apre il dossier delle Ong tedesche
Nella risposta italiana entra però anche un’altra questione: le Ong tedesche impegnate nei soccorsi nel Mediterraneo.
Piantedosi ha sottolineato l’esistenza di navi battenti bandiera tedesca che effettuano operazioni di soccorso in acque internazionali e successivamente sbarcano i migranti nei porti italiani. Una circostanza che, secondo Roma, contribuisce a fare dell’Italia il Paese di primo ingresso e quindi quello su cui può ricadere successivamente la responsabilità delle domande di asilo.
Una posizione ripresa anche dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha ricordato il ruolo delle navi delle organizzazioni umanitarie tedesche negli sbarchi sulle coste italiane.
Il governo italiano punta quindi a inserire i due dossier nella stessa trattativa politica con Berlino.
Secondo Repubblica, tra le ipotesi discusse nei contatti tra i due governi ci sarebbe persino una forma di compensazione: lasciare in Germania un numero di dublinanti equivalente a quello dei migranti arrivati in Italia attraverso operazioni condotte da Ong tedesche. Al momento, tuttavia, non risulta raggiunta un’intesa.
Quasi 12mila casi registrati dalla Germania
La questione non riguarda numeri marginali. Secondo i dati riportati dalla stampa tedesca e italiana, nei primi sei mesi del 2026 la Germania avrebbe registrato 11.745 richiedenti asilo arrivati sul proprio territorio dopo essere transitati da altri Paesi europei, Italia compresa.
Non tutti, quindi, sarebbero automaticamente destinati al nostro Paese. Ma la ripresa dei trasferimenti verso gli Stati considerati responsabili delle richieste d’asilo rappresenta uno dei punti centrali della nuova strategia migratoria tedesca.
Berlino, inoltre, sta adottando una linea sempre più restrittiva sull’immigrazione irregolare e punta a rendere più efficace il sistema europeo dei rimpatri e dei trasferimenti.
Piantedosi smorza lo scontro: “Nessun braccio di ferro”
Nonostante le divergenze, da Roma si cerca per ora di evitare che il confronto diventi uno scontro diplomatico aperto.
“Non c’è alcun braccio di ferro con la Germania”, ha assicurato Piantedosi, parlando di una discussione «serena e proficua» e sostenendo che la questione potrà essere ricomposta mantenendo l’equilibrio che tradizionalmente caratterizza i rapporti tra i due Paesi.
Anche Tajani ha minimizzato: “Non credo ci siano problemi per far rientrare i dublinanti”. Il ministro degli Esteri ritiene possibile raggiungere un compromesso con Berlino, anche se allo stato attuale i contatti politici non avrebbero ancora prodotto un’intesa definitiva.
La linea dell’esecutivo Meloni appare quindi duplice: non accettare automaticamente il trasferimento in Italia dei casi accumulati prima del 12 giugno, ma allo stesso tempo evitare una rottura con il governo tedesco.
Sullo sfondo la crisi di Ceuta e lo scontro con Madrid
La tensione con Berlino arriva mentre Roma è già impegnata su un altro fronte migratorio europeo: quello con la Spagna per la crisi di Ceuta.
Il governo italiano attende in particolare il 15 agosto, data considerata delicata per il rischio di nuovi tentativi di ingresso nell’exclave spagnola in Nord Africa. Piantedosi ha ribadito che Roma valuterà gli sviluppi prima di decidere sul futuro dei controlli collegati alla sospensione di Schengen, sottolineando anche la necessità di vigilare sul rischio di eventuali infiltrazioni terroristiche.
Nel frattempo prosegue lo scontro politico con Madrid. Dopo le critiche del ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares, che ha definito propagandistica la posizione italiana, Tajani ha replicato accusando il governo socialista spagnolo di muoversi anche sulla base di esigenze elettorali.
L’Italia torna a spingere sui centri per i rimpatri fuori dall’Ue
Dentro questa strategia rientra anche il progetto dei Return Hub, centri destinati ai migranti da rimpatriare che potrebbero essere realizzati al di fuori dell’Unione europea.
Piantedosi ha confermato che il dossier africano resta aperto. Alla domanda sull’ipotesi di strutture in Congo o Ruanda, il ministro non ha escluso questa possibilità, precisando però che la discussione è ancora “molto prematura”.
È la prosecuzione dell’approccio sostenuto da Giorgia Meloni insieme ad altri governi europei, tra cui quello della premier danese Mette Frederiksen: spostare una parte della gestione dei rimpatri oltre i confini dell’Unione.
Il confronto con la Germania diventa così un nuovo banco di prova per il sistema europeo entrato in vigore appena due mesi fa. Roma e Berlino condividono l’obiettivo di limitare i movimenti secondari dei migranti, ma divergono su chi debba assumersi la responsabilità delle persone già presenti in Europa prima del 12 giugno.
Ed è proprio su quel confine temporale, insieme al dossier delle Ong tedesche, che si giocherà il prossimo negoziato tra i due governi.
