Il progetto per cercare petrolio nella Groenlandia orientale è stato stoppato. Le autorità dell’isola hanno infatti stabilito che le procedure necessarie non potranno essere completate in tempo per consentire le trivellazioni previste nei prossimi mesi. A essere interessato è il progetto di Greenland Energy Company nella regione di Jameson Land, oggi ufficialmente chiamata anche Nunap Qeqqa, un’area remota sulla costa orientale dell’isola.
Il governo groenlandese ha spiegato che il calendario presentato dalle società coinvolte non lascia tempo sufficiente per completare l’iter regolatorio e valutare gli impatti ambientali e sociali. Le trivellazioni, inizialmente previste per l’autunno del 2026, non potranno quindi cominciare prima dell’inverno 2027.
Groenlandia, perché il progetto petrolifero è stato rinviato
A poche settimane dalla data prevista per il primo pozzo, il governo ha chiarito che la procedura amministrativa necessaria non può essere conclusa nei tempi indicati dall’azienda e che, di conseguenza, non possono essere rilasciati i permessi per iniziare le perforazioni.
Già nelle settimane precedenti le autorità avevano contestato alcune comunicazioni di Greenland Energy. A giugno il ceo Robert Price, durante un incontro con gli abitanti di Ittoqqortoormiit, aveva sostenuto che la società disponesse del permesso necessario per portare attrezzature nell’area. Il ministero delle Risorse minerarie aveva però precisato che non esistevano autorizzazioni attive né per le attività esplorative né per quelle preparatorie. Successivamente l’arrivo di materiali senza il necessario via libera aveva provocato un nuovo richiamo del governo.
C’è poi una distinzione importante: Greenland Energy non è la titolare delle licenze petrolifere. Le concessioni sono detenute da White Flame Energy A/S, società controllata dalla britannica 80 Mile. Greenland Energy finanzia invece il programma esplorativo attraverso un accordo che le permetterebbe di ottenere il 50% del progetto dopo il primo pozzo e fino al 70% dopo il secondo. Tutte le attività restano però subordinate all’approvazione delle autorità groenlandesi.
Il progetto petrolifero in Jameson Land
Il sito interessato, noto come Jameson Land o Nunap Qeqqa, è una vasta area remota dove il centro abitato più vicino è Ittoqqortoormiit, con circa 300 abitanti. Secondo il piano iniziale, una nave partita dal Canada avrebbe dovuto portare circa 300 container di attrezzature per avviare le perforazioni, con partenza prevista a settembre e primo pozzo nel mese successivo.
Le autorità hanno richiamato l’attenzione sulla presenza in loco di ecosistemi fragili: zone umide, specie di uccelli rare e popolazioni di buoi muschiati, elementi che incidono sulle attività tradizionali dei cacciatori locali. Per questo motivo la procedura autorizzativa richiede studi ambientali e sociali completi prima di un eventuale via libera. La tabella di marcia annunciata dalla compagnia, spiegano i funzionari, risultava quindi troppo compressa per garantire le verifiche richieste.
Greenland Energy, i legami con Trump e la stima da 1.000 miliardi
La vicenda ha assunto anche una dimensione politica per i rapporti tra alcuni soggetti vicini al progetto e l’amministrazione di Donald Trump, che negli ultimi mesi ha più volte rivendicato l’importanza strategica della Groenlandia per gli Stati Uniti.
A maggio Jeff Landry, governatore della Louisiana e inviato speciale di Trump in Groenlandia, aveva sostenuto che il petrolio dell’isola avrebbe potuto entrare in produzione nel giro di circa dieci mesi. Il rinvio smentisce le stime ottimistiche di alcuni esponenti vicini all’amministrazione americana.
La vicenda si intreccia con la strategia politica del presidente americano, che ha nei mesi passati più volte detto di considerare la Groenlandia strategica per gli Stati Uniti. Greenland Energy, nata lo scorso anno, aveva raccolto circa 60 milioni di dollari dagli investitori e tra i soci figura anche il finanziere Kenneth Griffin, che ad aprile ha acquistato il 9% della società. L’amministratore delegato Robert Price ha stimato l’esistenza sotto Jameson Land di riserve per un valore potenziale di circa 1.000 miliardi di dollari, mentre l’azienda ha ribadito l’intenzione di procedere «in modo responsabile» e nel rispetto delle normative groenlandesi.
Alla notizia del rinvio il titolo di Greenland Energy quotato a New York ha perso oltre un terzo del proprio valore. La compagnia ha dichiarato che userà il tempo per migliorare pianificazione e infrastrutture e per consolidare i rapporti con le autorità e le comunità locali.
La società punta ora all’inverno 2027-2028 per ottenere le autorizzazioni necessarie e riavviare il progetto, condizione che il governo groenlandese ha definito preliminare e vincolante per ogni ulteriore passo.
