Le acque del Mar Mediterraneo hanno raggiunto o sfiorato i 30°C in diversi settori, un riscaldamento eccezionale legato alle intense ondate di calore delle ultime settimane. Le proiezioni indicano che entro Ferragosto i valori potrebbero mantenersi su soglie tipiche dei mari tropicali, con anomalie fino a +5-6°C rispetto alla media climatologica del periodo.
Le ondate di calore marino (Marine Heatwave) risultano più frequenti e durature, rappresentano una minaccia concreta per la biodiversità e possono favorire condizioni propizie allo sviluppo di fenomeni meteorologici estremi.
La trasformazione del bacino
Parlare di bacino tropicale per il Mediterraneo non è una forzatura: i rilievi più recenti mostrano che in molte aree la temperatura superficiale ha toccato la soglia dei 30°C. Negli ultimi anni il mare nostrum si è affermato come “hotspot” del riscaldamento globale, con ondate di calore marino sempre più estese e prolungate.
La fase estremamente calda dell’ultimo mese, dovuta alla persistenza dell’anticiclone africano, sta avendo conseguenze dirette anche sui mari. Le analisi evidenziano un accumulo di calore non circoscritto a singole coste ma distribuito su ampie porzioni del bacino, che si comporta come un vero e proprio serbatoio di energia. In questo contesto, entro Ferragosto sono attesi valori intorno ai 29/30°C in diversi settori, con scarti termici di +5/6°C rispetto alle medie di riferimento.
Con queste condizioni di partenza, la probabilità di ondate di calore marino ripetute aumenta e la loro durata può allungarsi per gran parte del mese di agosto. Il risultato è un Mediterraneo più caldo, più a lungo e su porzioni sempre maggiori della superficie.
Che cos’è una ondata di calore marino
Così come avviene sulla terraferma, anche il mare può attraversare fasi di anomalo riscaldamento. Si definisce Marine Heatwave un periodo in cui la temperatura superficiale dell’acqua supera la media climatologica della stagione per più giorni consecutivi o addirittura per settimane. Non è un picco isolato, ma una persistenza che modifica l’equilibrio termico del bacino.
Il Mediterraneo è particolarmente esposto perché è un bacino semichiuso: tende a scaldarsi più rapidamente rispetto agli oceani aperti e a disperdere il calore con maggiore difficoltà. La combinazione tra elevate temperature dell’aria, irraggiamento solare intenso e scambi limitati con l’oceano favorisce l’accumulo e la persistenza del calore negli strati superficiali.
Impatto su ecosistemi e meteo
Le acque surriscaldate esercitano uno stress termico sugli organismi marini e possono innescare squilibri negli ecosistemi, dalla migrazione di specie termofile alla sofferenza di quelle più sensibili. L’effetto non si limita però alla biodiversità: un mare più caldo diventa anche un motore energetico per l’atmosfera.
Temperature elevate potenziano l’evaporazione e saturano l’aria di umidità, creando un’ampia riserva di energia potenziale. Quando un fronte instabile in discesa dal Nord Europa incontra questo calore latente, aumentano le probabilità di fenomeni intensi come alluvioni lampo e grandinate. La storia recente del Mediterraneo è ricca di episodi di questo tipo, che sempre più spesso colpiscono l’Italia e altri Paesi affacciati sul bacino.
Con l’ulteriore risalita delle temperature attesa nei prossimi giorni e con un’anomalia che in diverse aree sfiora +5/6°C, il Mediterraneo si avvia a restare su valori tropicali almeno fino a Ferragosto. In questo quadro, il rischio di Marine Heatwave estese e durature resta elevato per gran parte del mese di agosto.
