La Spagna si prepara a una nuova possibile emergenza migratoria a Ceuta. Madrid ha schierato nell’enclave nordafricana circa 2.300 uomini tra forze dell’ordine e militari per prevenire un nuovo ingresso di massa dal vicino Marocco. La decisione arriva dopo la diffusione sui social network di appelli a organizzare un nuovo attraversamento collettivo della frontiera il 15 agosto.
A Ceuta sono stati inviati circa 300 agenti antisommossa e 2.000 militari. Il ministero dell’Interno spagnolo ha assicurato di essere pronto a intervenire in caso di nuovi incidenti, mentre il ministero della Difesa ha precisato che i militari resteranno nell’enclave fino a nuova decisione.
La nuova allerta dopo l’afflusso di fine luglio
La mobilitazione arriva a pochi giorni dalla crisi che aveva trasformato Ceuta nel centro della questione migratoria europea. Alla fine di luglio, secondo i dati forniti dal ministro dell’Interno spagnolo Fernando Grande-Marlaska, circa 72mila persone erano entrate nell’enclave, mentre circa 70mila sarebbero successivamente rientrate in Marocco. Le autorità marocchine hanno fornito una stima diversa, parlando di circa 40mila ingressi.
Ora il timore di Madrid è che quella mobilitazione possa ripetersi. Gli appelli diffusi online per un nuovo ingresso collettivo hanno quindi spinto le autorità a rafforzare preventivamente il dispositivo di sicurezza.
La situazione resta delicata anche perché Ceuta è territorio spagnolo e quindi parte dell’Unione europea, pur trovandosi geograficamente in Nord Africa. La sua frontiera con il Marocco rappresenta dunque uno dei punti più sensibili del confine esterno dell’Ue.
E oggi scattano i controlli per chi arriva dall’Italia
La nuova fase della crisi coincide con un altro sviluppo che riguarda direttamente Roma e Madrid. Dalla mezzanotte di oggi la Spagna ha ripristinato temporaneamente i controlli alle frontiere nei porti e negli aeroporti con collegamenti diretti con l’Italia. La misura è stata comunicata alla Commissione europea e, al momento, resterà in vigore fino al 7 settembre, salvo modifiche legate all’evoluzione della situazione.
È la risposta di Madrid alla decisione italiana di mantenere i propri controlli nei confronti dei viaggiatori provenienti dalla Spagna. La crisi di Ceuta ha quindi prodotto una conseguenza inattesa: una nuova frizione all’interno dello spazio Schengen, proprio tra due Paesi dell’Unione.
Madrid giustifica il provvedimento richiamando la pressione migratoria sulla rotta del Mediterraneo centrale e le possibili conseguenze sull’ordine pubblico e sulla sicurezza interna, citando anche l’attività delle reti criminali transfrontaliere legate all’immigrazione irregolare.
Roma e Madrid, lo scontro continua
La decisione spagnola arriva dopo che l’Italia aveva respinto l’ultimatum di Madrid, che chiedeva a Roma di revocare i propri controlli. Il governo italiano ha invece deciso di mantenerli almeno fino al 15 agosto, sostenendo che la situazione di sicurezza legata alla crisi di Ceuta richieda prudenza.
La Spagna aveva contestato la misura italiana, sostenendo che non vi fossero elementi tali da giustificare il ripristino dei controlli e ricordando che la grande maggioranza dei migranti entrati a Ceuta è stata successivamente riportata in Marocco. Madrid aveva inoltre minacciato una risposta proporzionata nel caso in cui Roma non avesse modificato la propria posizione.
La risposta è arrivata oggi.
Per la prima volta dall’inizio della crisi, la questione migratoria non riguarda quindi soltanto la frontiera tra Spagna e Marocco: sta producendo conseguenze concrete anche sulla libera circolazione tra due Paesi dell’Ue.
Il 15 agosto è il prossimo punto critico
Ora l’attenzione è soprattutto rivolta alla data che circola negli appelli sui social: 15 agosto.
Non è ancora detto che il nuovo ingresso collettivo si verifichi né che raggiunga le dimensioni di quello di fine luglio. Proprio per questo Madrid ha scelto di muoversi in anticipo, trasformando Ceuta in una delle aree maggiormente sorvegliate della frontiera europea.
Nel frattempo, Bruxelles continua a seguire la situazione e ha sottolineato che non risultano spostamenti significativi dei migranti entrati a Ceuta verso la Spagna continentale o altri Paesi europei, mentre la cooperazione tra Madrid e Rabat ha consentito il rientro in Marocco di gran parte delle persone entrate nell’enclave.
La vera incognita, adesso, è capire se il 15 agosto sarà davvero il giorno di una nuova crisi oppure se il massiccio dispiegamento di forze servirà proprio a impedirla. Ma una conseguenza è già evidente: la crisi di Ceuta ha smesso di essere soltanto una questione migratoria ed è diventata anche un problema politico per l’Europa e per il funzionamento stesso di Schengen.
