Kyiv e altre aree urbane ucraine sono state colpite da missili balistici lanciati dalla Russia che sono riusciti a oltrepassare le difese aeree nazionali, approfittando della scarsità di intercettori Patriot e lasciando la popolazione esposta a impatti ad alta velocità.
Il calo degli intercetti e il vuoto di Patriot
All’inizio del conflitto l’Ucraina intercettava circa l’80% dei missili provenienti dalla Russia; nell’ultimo anno quel tasso è precipitato, attestandosi tra il 16% e il 33%, con luglio a circa il 25% di intercetti, secondo il Center for Strategic and International Studies. Questo crollo è connesso alla disponibilità limitata di testate intercettrici per i sistemi Patriot, una risorsa chiave per abbattere missili balistici.
La carenza ha già avuto conseguenze immediate: in una singola notte una raffica di oltre due dozzine di missili balistici e antinave ha colpito la regione della capitale, uccidendo almeno 17 persone e ferendone decine. Quelle perdite hanno spinto il presidente Volodymyr Zelensky a sollecitare nuovi intercettori e a chiedere sanzioni contro la produzione missilistica russa: «Gli intercettori per missili balistici avrebbero potuto salvare le vite di chi è morto oggi», ha detto Zelensky.
Tipologie e velocità dei sistemi impiegati
I raid combinano missili balistici ad altissima velocità, missili da crociera e droni d’attacco. Tra i sistemi usati, il Iskander è un missile balistico a corto raggio in grado di volare a molte volte la velocità del suono, mentre i missili da crociera come il Kh-101 rimangono subsonici. La differenza di traiettoria e velocità rende i balistici particolarmente difficili da intercettare senza intercettori specializzati.
Il Cremlino ha impiegato anche varianti improvvisate: le forze russe hanno riconvertito missili progettati per la difesa aerea come carichi da attacco e, secondo funzionari ucraini, hanno integrato nell’arsenale balistico anche missili nordcoreani.
L’impatto delle forniture internazionali
La produzione e la fornitura di intercettori Patriot sono al centro della discussione: Kyiv ha chiesto non solo consegne, ma anche la possibilità di co-produrre il sistema con l’alleato statunitense. Sul tavolo politico ci sono però ostacoli tecnologici e diplomati: il presidente Donald Trump ha detto che la questione è al vaglio, definendo però difficile cedere la tecnologia.
Nel frattempo gli Stati Uniti hanno consumato gran parte di un altro sistema, il THAAD, durante il conflitto con l’Iran, riducendo ulteriormente le scorte globali di intercettori e aggravando il gap difensivo ucraino.
Minacce aggiuntive e ricadute civili
Le autorità ucraine hanno identificato anche il KN-23 nordcoreano, definito un equivalente dell’Iskander, dopo che uno di questi missili ha distrutto una casa nella regione di Dnipropetrovsk causando vittime tra i civili, ha detto Vladyslav Vlasyuk, inviato per le sanzioni presidenziali.
Analisti militari invitano a prendere in considerazione piani alternativi per limitare la capacità di lancio russa, ma per ora la combinazione di velocità dei missili balistici e mancanza di intercettori rimane la sfida principale per la protezione urbana.
«La difesa contro i missili balistici resta un problema difficile», ha osservato l’analista Dara Massicot, esortando Kyiv a valutare opzioni aggiuntive mentre il nodo degli intercettori rimane irrisolto.
Missili balistici russi, carenza di Patriot e l’emergere di forniture da terzi paesi contribuiscono a un quadro in cui le città ucraine restano vulnerabili; Volodymyr Zelensky ha dunque rinnovato l’appello per maggiori forniture e per nuove sanzioni mirate alla produzione missilistica russa.

