Gianni Infantino è stato confermato alla guida della FIFA al termine di un vertice di crisi svoltosi a Rabat, in Marocco, dove la dirigenza ha dovuto affrontare le conseguenze politiche e operative del piano noto come FIFA Forward Enterprise. L’incontro ha preso atto delle ammissioni formali di “errori” nella gestione dell’operazione e ha portato al congelamento della proposta che prevedeva la creazione di una società veicolo per gestire i diritti commerciali dei tornei FIFA.
Il piano FIFA Forward Enterprise e la proposta commerciale
La rivelazione del progetto denominato FIFA Forward Enterprise ha innescato la crisi che ha convocato il Consiglio direttivo a Rabat; la proposta consisteva nella costituzione di una società veicolo per amministrare i diritti commerciali e operativi dei tornei organizzati dalla FIFA, inclusi i Mondiali. All’interno del progetto era prevista la cessione di una quota del 20% di tale veicolo a investitori privati, con una valutazione complessiva stimata nell’ordine di diversi miliardi di dollari, elemento che ha acuito le resistenze tra le federazioni affiliate.
Secondo la ricostruzione discussa durante il vertice, l’iniziativa era stata avviata senza una condivisione preventiva diffusa con le federazioni e gli organi direttivi, situazione che ha generato un sentimento diffuso di esclusione tra i membri del Consiglio e le associazioni nazionali. La gestione del progetto è stata formalmente riconosciuta dalla FIFA come affetta da “gravi falle” nel metodo, con conseguente necessità di revisione e sospensione delle decisioni in attesa di un confronto più ampio.
Reazioni continentali e spaccature interne
La proposta ha incontrato un netto rifiuto da parte dei principali blocchi continentali: UEFA, CONCACAF e la AFC hanno manifestato opposizione, con la federazione europea che ha addirittura valutato l’ipotesi di boicottaggio delle competizioni FIFA qualora il piano fosse stato portato avanti. Questo fronte di resistenza ha rapidamente isolato l’iniziativa e accelerato il confronto interno alla governance.
All’interno della struttura FIFA si sono registrate prese di distanza pubbliche e private da parte di figure chiave: Arsène Wenger ha definito l’abbandono del piano come “assolutamente necessario”, mentre il Segretario Generale Mattias Grafström ha qualificato l’intera vicenda come una parentesi “triste e riprovevole” in una nota inviata al personale. Nel frattempo Carlos Cordeiro, consigliere strategico di Infantino, ha rassegnato le dimissioni denunciando il rischio di “ipotecare il futuro del calcio”.
Il vertice a Rabat, il sostegno e le condizioni
Di fronte al rischio di isolamento politico e alla pressione dei blocchi continentali, il Presidente ha convocato d’urgenza il Consiglio direttivo e la dirigenza apicale presso la sede africana della FIFA a Rabat, dove si è consumata la riconciliazione formale tra i vertici. Nel corso dell’incontro la FIFA ha ammesso le criticità nella gestione e ha registrato l’impegno a ripristinare un equilibrio interno messo a dura prova dall’operazione.
Al termine della riunione, il Segretario Generale e i membri del Management Board hanno espresso il proprio “pieno sostegno” a presidente FIFA Infantino, rimarcando che egli rimane l’unico vertice eletto dalle 211 associazioni membro. In cambio della fiducia formale, Infantino ha accettato l’impegno a rivedere le modalità di amministrazione del progetto e a favorire una maggiore inclusione delle federazioni nelle decisioni strategiche.
La nota ufficiale diffusa poche ore dopo ha congelato la scissione politica almeno per ora e ha sancito la prosecuzione della gestione sotto la guida del Presidente, pur con l’obiettivo dichiarato di ristabilire relazioni più collaborative con gli organi affiliati. Questa soluzione ha evitato una crisi immediata ma ha impresso una cesura che modificherà le dinamiche interne e richiederà misure di ricostruzione della fiducia tra i vari attori coinvolti.
Resta la consapevolezza tra i membri del Consiglio che la vicenda pone interrogativi strutturali sulla governance: la tentazione di aprire spazi a capitali privati ha mostrato quanto limitata possa essere l’autonomia decisionale di un singolo vertice di fronte alla compattezza dei blocchi continentali, e le prossime mosse sull’assetto del progetto definiranno la tenuta politica e operativa della FIFA nei mesi a venire.
A rendere ancor più plumbeo il cielo sopra la FIFA una frase, in particolare, diffusa da Infantino anche a mezzo social: “La FIFA – si legge – non tollererà alcun attacco alla sua integrità e prenderà tutte le misure necessarie per difendere la sua reputazione”. Figo e Wenger sono avvisati…

