Si apre concretamente l’ipotesi di una cordata italiana per il futuro dell’ex Ilva. A sostenerlo è il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, al termine dell’incontro al ministero delle Imprese e del Made in Italy dedicato alla situazione del polo siderurgico. Il numero uno degli industriali ha definito il confronto con il governo «serio e proficuo», spiegando che sono in corso valutazioni sulle possibili soluzioni per garantire continuità alla produzione.
L’apertura arriva a pochi giorni dall’appello del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, che aveva indicato proprio nella costituzione di una cordata nazionale una delle possibili strade per affrontare la nuova fase dell’ex Ilva.
Orsini: “Una cordata che abbia a cuore l’industria di base”
Al termine del tavolo al Mimit, Orsini ha spiegato che il cambiamento dello scenario intorno allo stabilimento permette ora di prendere in considerazione soluzioni differenti rispetto al passato.
«Viste le nuove condizioni legate allo stabilimento dell’ex Ilva, si aprono le condizioni per valutare una cordata italiana che abbia a cuore l’industria di base del Paese», ha dichiarato il presidente di Confindustria.
Un’ipotesi che, almeno per il momento, resta ancora da costruire. Non è stata infatti annunciata la composizione di un gruppo di imprese né sono stati indicati i soggetti che potrebbero partecipare all’operazione. Le parole di Orsini segnano però un’apertura del sistema industriale italiano alla proposta avanzata dal governo.
Non solo occupazione: il nodo delle filiere italiane
Per il presidente di Confindustria, il dossier non può essere letto esclusivamente attraverso il numero dei lavoratori direttamente coinvolti.
«Oltre alle persone ci sono filiere importantissime di prodotti dietro all’Ilva», ha sottolineato Orsini.
L’acciaio prodotto dagli stabilimenti dell’ex Ilva è infatti legato a numerosi comparti dell’economia nazionale e la questione della continuità produttiva riguarda più in generale la capacità dell’Italia di mantenere una propria industria siderurgica di base.
È proprio questo uno degli argomenti utilizzati a sostegno di una possibile soluzione italiana: evitare che la crisi dello stabilimento produca conseguenze a cascata sulle aziende che utilizzano l’acciaio e sull’indotto collegato al polo.
Il tavolo al Mimit sul futuro dell’ex Ilva
L’incontro con Confindustria si inserisce nel calendario di confronti avviato dal Mimit per affrontare la nuova fase della crisi. Il 5 agosto sono stati convocati al ministero Confindustria, Federacciai e Federmeccanica, mentre il confronto proseguirà il 6 agosto con le associazioni delle imprese dell’indotto.
Parallelamente il governo sta valutando le manifestazioni di interesse per l’area di Taranto e le prospettive industriali degli stabilimenti.
Sul tavolo resta anche l’interesse del gruppo indiano Jindal, che ha ribadito la propria disponibilità per l’acquisizione del complesso siderurgico. Il Mimit ha precisato che i soggetti interessati all’intero perimetro industriale previsto dalla procedura possono presentare nuove proposte.
La cordata italiana resta ancora da costruire
L’apertura di Orsini non significa dunque che la cordata esista già. Il passaggio successivo sarà capire quali imprese italiane siano effettivamente disponibili a partecipare, con quali risorse e soprattutto sulla base di quale piano industriale.
È questo uno dei nodi principali del progetto. L’ipotesi di una soluzione nazionale era stata accolta con prudenza da una parte del mondo imprenditoriale proprio per la dimensione degli investimenti necessari e per la complessità della situazione dell’ex Ilva.
Le dichiarazioni del presidente di Confindustria segnano comunque un cambiamento nel confronto: la cordata italiana non è più soltanto un appello del governo agli imprenditori, ma un’opzione che gli industriali si dicono disponibili almeno a valutare.
Resta ora da verificare se questa disponibilità riuscirà a trasformarsi in un progetto concreto capace di tenere insieme produzione, occupazione, sostenibilità ambientale e investimenti. È su questo equilibrio che si giocherà ancora una volta il futuro dell’ex Ilva e di una parte strategica della siderurgia italiana.
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