Per decenni Marte è stato considerato un mondo freddo, arido e incompatibile con la vita. Le recenti scoperte scientifiche, però, stanno cambiando progressivamente questa prospettiva: una serie di elementi raccolti negli ultimi anni suggerisce che il Pianeta Rosso potrebbe aver avuto, miliardi di anni fa, condizioni favorevoli alla presenza di forme di vita.
Il tema è al centro del dibattito della comunità scientifica riunita a Firenze per il Cospar, il più importante congresso internazionale dedicato alla ricerca spaziale, organizzato dall’Istituto Nazionale di Astrofisica. Secondo gli esperti, il quadro che sta emergendo è sempre più interessante, anche se non rappresenta ancora una prova definitiva dell’esistenza di vita marziana nel passato.
I minerali trovati da Perseverance alimentano le ipotesi
A rafforzare l’ipotesi di un’antica presenza biologica su Marte sono soprattutto le analisi effettuate dal rover Perseverance della Nasa. Il veicolo ha individuato minerali che sulla Terra vengono associati anche all’attività di microrganismi, oltre a tracce di materia organica complessa.
“La combinazione di più evidenze, come il ritrovamento da parte del rover Perseverance della Nasa di minerali che sulla Terra sono prodotti da microrganismi e di materia organica complessa, sta facendo aumentare la probabilità che, almeno in passato, Marte possa essere stato abitato”, ha spiegato all’ANSA Teresa Fornaro, ricercatrice dell’Osservatorio di Arcetri dell’Inaf e docente di Astrobiologia all’Università di Firenze, coinvolta nelle attività scientifiche della missione Perseverance.
Secondo la ricercatrice, questi elementi non dimostrano ancora in modo incontrovertibile che Marte abbia ospitato la vita, ma rappresentano tasselli importanti che stanno rendendo sempre più plausibile questa possibilità.
Possibili microrganismi nascosti nel sottosuolo di Marte
Le eventuali forme di vita che potrebbero essere esistite su Marte non sarebbero state probabilmente organismi complessi, ma microrganismi capaci di sopravvivere in ambienti estremi. Gli scienziati ipotizzano che possano aver abitato soprattutto il sottosuolo, dove sarebbero stati maggiormente protetti dalle radiazioni che colpiscono la superficie del pianeta.
“Potrebbero essere stati organismi in grado di sfruttare l’energia delle rocce”, ha spiegato Fornaro, sottolineando però che le prove raccolte finora restano indirette. La materia organica individuata dal rover, infatti, presenta una struttura profondamente modificata dal tempo e dai processi geologici che hanno interessato Marte. Questo rende molto difficile stabilire con certezza se abbia avuto un’origine biologica oppure se possa essere stata prodotta attraverso altri fenomeni naturali.
La risposta definitiva arriverà solo con i campioni sulla Terra
Per superare questi dubbi sarà necessario poter analizzare direttamente i materiali raccolti sul Pianeta Rosso con strumenti più potenti rispetto a quelli disponibili sulle missioni attualmente operative. Secondo Teresa Fornaro, soltanto lo studio dei campioni marziani nei laboratori terrestri potrà fornire una risposta definitiva sulla possibile presenza di vita nel passato di Marte. Le analisi sulla Terra permetteranno infatti di esaminare la composizione chimica dei materiali con un livello di dettaglio impossibile da raggiungere con gli strumenti inviati nello spazio.
ExoMars e il rover Rosalind Franklin alla ricerca di nuove prove
Nuovi elementi potrebbero arrivare anche dalle prossime missioni dirette verso Marte. Tra quelle più attese c’è ExoMars dell’Agenzia Spaziale Europea, che comprende il rover Rosalind Franklin. Il lancio della missione è attualmente previsto per il 2028, mentre l’arrivo sulla superficie marziana dovrebbe avvenire nel 2030. Per gli esperti si tratta di un appuntamento fondamentale per l’astrobiologia, perché porterà capacità di ricerca finora mai disponibili.
A differenza dei rover che hanno operato principalmente sulla superficie, Rosalind Franklin sarà in grado di perforare il terreno fino a due metri di profondità, raggiungendo zone più protette dagli agenti esterni. Inoltre sarà equipaggiato con strumenti tra i più avanzati mai inviati sul Pianeta Rosso.
Marte, un passato ancora tutto da scoprire
La ricerca sulla possibile vita marziana si trova quindi in una fase cruciale. Le scoperte di Perseverance hanno aumentato l’interesse della comunità scientifica, ma la conferma definitiva richiederà ulteriori analisi e nuove missioni.
Il Pianeta Rosso continua così a rappresentare uno dei luoghi più importanti per comprendere non solo la sua storia, ma anche una delle domande più affascinanti della scienza: capire se la Terra sia stata l’unico mondo del Sistema Solare capace di ospitare la vita.
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