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Olimpiadi invernali a rischio per il clima: “Nel 2050 senza neve”

Secondo studi scientifici e il Comitato Olimpico Internazionale, entro il 2050 solo poche città potranno ospitare i Giochi invernali, con gravi rischi per Alpi ed economia locale

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Olimpiadi invernali
Marco Andreoli di Marco Andreoli

Classe 1999, ho studiato Storia alla Statale di Milano. Dal 2021 scrivo per diverse testate, dal calcio dilettantistico per Sprint e Sport, alla cronaca nazionale per Il Giornale d'Italia, mantenendo anche un focus particolare sugli Esteri.

Roma, 24 febbraio 2026 – Il cambiamento climatico sta mettendo a rischio il futuro delle Olimpiadi invernali, un evento sportivo simbolo della neve e del freddo, che sembra destinato a diventare sempre più raro nelle località tradizionali. A lanciare l’allarme è stato il Comitato Olimpico Internazionale (CIO), guidato dalla presidente Kirsty Coventry, che ha espresso preoccupazione per la sostenibilità delle prossime edizioni dei Giochi.

Solo poche località in gara per le Olimpiadi invernali del futuro

Secondo diversi studi scientifici, tra cui una ricerca delle università di Waterloo (Canada) e Innsbruck (Austria) commissionata dal CIO nel 2024, entro il 2050 i siti adatti ad ospitare i Giochi invernali si ridurranno drasticamente, quasi dimezzandosi rispetto ad oggi. Un’ulteriore conferma arriva dall’analisi di Climate Central, un’organizzazione indipendente di scienziati del clima, che ha indicato come possibili sedi future soltanto tre o quattro località nel mondo: Sapporo (Giappone), Lillehammer (Norvegia) e Salt Lake City (Stati Uniti).

Tra le conseguenze più gravi c’è il progressivo abbandono delle Alpi, culla storica dello sci alpino, che rischiano di non vedere più neve sufficiente per lo svolgimento delle competizioni. L’impatto economico e turistico per queste zone potrebbe essere devastante, con ricadute sull’intero comparto legato agli sport invernali.

Il riscaldamento globale e le sfide per le località alpine

Il climatologo Antonello Pasini, docente di Fisica del clima all’Università di Roma Tre e ricercatore del CNR, ha spiegato che la situazione è particolarmente critica soprattutto per il versante italiano delle Alpi, più esposto alle correnti calde provenienti da sud. “Il Mediterraneo è un hotspot climatico, che si riscalda al doppio della media globale”, ha sottolineato Pasini, ricordando che la quota neve si sta alzando in tutto il mondo, compromettendo anche la possibilità di ricorrere alla neve artificiale, che necessita di temperature notturne sotto lo zero.

Anche nelle recenti Olimpiadi invernali di Cortina 2026, la temperatura media è stata superiore rispetto a quelle del 1956: per garantire le competizioni, sono stati utilizzati un milione e seicentomila metri cubi di neve artificiale, equivalenti a 280 piscine olimpioniche.

La presidente del CIO, Kirsty Coventry, eletta nel 2025 e prima donna e prima africana a ricoprire questa carica, ha affermato che è necessario “avviare un percorso per ridurre l’impatto ambientale delle Olimpiadi invernali prima che il cambiamento climatico ci costringa a decisioni affrettate”. Tuttavia, le opzioni si restringono rapidamente e la comunità sportiva mondiale appare ancora in una posizione difficile di fronte a questa emergenza climatica.

Il futuro delle Olimpiadi invernali sembra dunque segnato da una drastica selezione delle sedi ospitanti e da una profonda trasformazione delle offerte sportive e turistiche nelle aree montane, che dovranno necessariamente adattarsi a un clima in rapido mutamento.

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