La maggioranza registra nuovi scossoni per le scelte su difesa ed energia mentre si avvicinano le Politiche 2027. Il nodo è esploso dopo le parole del ministro degli Esteri sul fondo europeo per la Difesa e si è rapidamente allargato ad altri dossier sensibili. Il quadro interno mostra divisioni nette su metodi e priorità, con tensioni che coinvolgono più partiti della coalizione.
Il caso Safe e la reazione della Lega
Il punto che ha acceso il dibattito è stata la dichiarazione del ministro degli Esteri, che aveva parlato come se fossero già acquisiti i fondi europei per la Difesa. Nei fatti la procedura è stata attivata con Bruxelles e la decisione sull’entità del prestito dovrà essere presa entro dicembre.
La stima citata sul tavolo era di 14,9 miliardi, ma la formulazione del ministro ha sollevato critiche per il metodo. Antonio Tajani ha poi corretto il tiro, definendo la vicenda una «tempesta in un bicchier d’acqua», ma la reazione della Lega è stata netta: Matteo Salvini ha ricordato che «Sull’uso dei fondi Safe l’ultima parola spetta al Parlamento» e il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo ha indicato priorità come infrastrutture, cybersicurezza e protezione dei confini, aggiungendo la necessità di «coinvolgere al massimo le piccole e medie imprese italiane».
Intercettazioni e frizioni sulla giustizia
Un altro terreno di scontro ha riguardato l’estensione delle intercettazioni chieste per procedimenti collegati a reati di terrorismo e criminalità organizzata. La richiesta originaria era stata avanzata dal procuratore antimafia e ha diviso le sensibilità nel centrodestra.
Fratelli d’Italia ha formalizzato emendamenti pro «intercettazioni a strascico», ma all’interno dello stesso partito sono emerse perplessità: Daniela Santanchè aveva detto che «le intercettazioni a strascico non le avrei votate» perché troppo invasive e in grado di dare «troppa discrezionalità ai magistrati». Forza Italia si è mostrata più cauta, richiamando il principio del garantismo che è tra le sue bandiere.
Il dossier energia e la scrittura della risoluzione di maggioranza
Accanto ai temi della Difesa e della giustizia, cresce la tensione legata al piano per l’energia che dovrà essere presentato dal ministro competente. Il testo della maggioranza sulla materia, su cui sono state ottenute alcune aperture dall’Europa, non appare ancora scontato nella sua formulazione.
Quando Giancarlo Giorgetti presenterà il piano per l’energia, si dovrà tradurre la flessibilità negoziata con Bruxelles in misure condivise dai partiti. Non tutti i parlamentari sono allineati e la risoluzione di maggioranza potrebbe risultare difficile da scrivere: i dossier energetici risultano infatti tra i più critici per l’unità della coalizione.
Effetti politici e prossimi passaggi
Le tensioni interne non si limitano a singoli passaggi verbali: emergono anche quando si discutono interventi pratici come gli sconti sui carburanti e gli strumenti di finanziamento. L’accavallarsi di dossier – Safe, intercettazioni, energia – ha aumentato la pressione sui tavoli di coordinamento della coalizione.
In questo quadro, le dichiarazioni pubbliche sono servite più a marcare posizioni interne che a ricomporre gli attriti, con la conseguenza che la tensione nella maggioranza resta un elemento destinato a pesare sulle scelte comuni e sulla definizione delle proposte elettorali.
La decisione finale sull’entità del prestito legato al fondo europeo per la Difesa sarà presa entro dicembre.
