In India, il ministro dell’istruzione si è dimesso. Non capita spesso che un governo guidato da Narendra Modi, al terzo mandato e storicamente poco incline a piegarsi alla piazza, faccia marcia indietro davanti alla protesta popolare. Eppure questa volta è successo: a spingere il ministro dell’Istruzione Dharmendra Pradhan fuori dal suo incarico infatti è stato un movimento nato quasi per gioco sui social, capace nel giro di poche settimane di trasformarsi in una vera forza politica in grado di mettere in difficoltà l’esecutivo.
India, le dimissioni del ministro dopo le accuse sulla fuga di notizie
Pradhan ha annunciato sabato 25 luglio 2026 le proprie dimissioni, cedendo alla crescente pressione di settimane di manifestazioni a New Delhi. Al centro delle contestazioni ci sono le accuse relative a una fuga di informazioni riguardanti le domande del test di ingresso alla facoltà di Medicina, svoltosi lo scorso maggio. Lo scandalo aveva costretto le autorità ad annullare la prova e a farla ripetere, coinvolgendo milioni di studenti in tutto il Paese e alimentando un malcontento diffuso verso il sistema degli esami di ammissione, tra i più competitivi al mondo. A guidare la mobilitazione è stato il Cockroach Janta Party (CJP), letteralmente “Partito popolare delle blatte“: una campagna nata come scherzo online che si è progressivamente trasformata in un movimento capace di intercettare e canalizzare la rabbia di milioni di giovani indiani, stanchi di quella che percepiscono come una gestione opaca e iniqua del sistema scolastico e universitario del Paese.
India, le proteste del “Partito delle blatte” e il silenzio di Modi
Per settimane, migliaia di studenti e sostenitori si sono accampati nel cuore della capitale indiana, chiedendo non solo le dimissioni del ministro ma anche riforme strutturali al sistema di valutazione degli esami. Le manifestazioni si sono più volte trasformate in scontri diretti con le forze dell’ordine, le cui tattiche repressive hanno finito per alimentare ulteriormente la rabbia dei manifestanti, allargando il consenso attorno al movimento e portando in piazza fasce sempre più ampie della popolazione giovanile. Il primo ministro Narendra Modi non ha ancora accettato pubblicamente le dimissioni di Pradhan, e il suo silenzio pesa sulla vicenda quanto le parole del ministro uscente.
Il governo indiano, spesso accusato dai critici di gestire in modo poco tollerante il dissenso nella più grande democrazia del mondo, si trova ora a fare i conti con una sconfitta politica piuttosto rara nella sua storia recente, che potrebbe avere ripercussioni anche sulla tenuta dell’esecutivo nei mesi a venire.
La vicenda mette in luce il problema del sistema scolastico indiano con la trasparenza, ma anche la capacità delle nuove generazioni di organizzarsi e farsi sentire, partendo perfino da un semplice meme diventato movimento di piazza. Resta da capire se le dimissioni di Pradhan basteranno a placare la protesta, o se il Cockroach Janta Party continuerà a rappresentare un problema politico per l’esecutivo Modi anche nelle prossime settimane.
