20 luglio 2026 – La Rai ha avviato oggi a Roma approfondimenti affidati alla Commissione per il Codice Etico sulla vicenda che coinvolge il vicedirettore Sigfrido Ranucci. La decisione è arrivata dopo la richiesta di verifiche del ministro Urso. L’azienda ha precisato che la Commissione nei prossimi giorni avvierà le attività istruttorie di propria competenza, definendone criteri e ambito.
Nella nota interna, l’attivazione delle verifiche è definita un “atto dovuto a tutela della Rai, delle persone coinvolte e dei principi che regolano l’attività del Servizio Pubblico“. L’obiettivo dichiarato è proteggere “l’immagine del giornalismo del Servizio Pubblico” e il lavoro dei professionisti delle redazioni nazionali, regionali e delle corrispondenze estere.
Criteri e perimetro dell’istruttoria
La Rai elenca i criteri che guideranno l’accertamento: imparzialità, indipendenza, accuratezza, verifica rigorosa delle fonti e corretta gestione delle stesse. L’iniziativa viene inquadrata come coerente con le linee guida EBU e con il vigente Contratto di Servizio. Oltre all’esame delle modalità di lavoro dei singoli programmi, l’azienda ribadisce che intende verificare “la correttezza delle inchieste” rispetto ai criteri deontologici del servizio pubblico.
Sul piano procedurale, la Rai chiarisce che non è in corso un audit formale: si tratta dell’avvio di approfondimenti da parte della Commissione per il Codice Etico. Queste attività istruttorie, precisa l’azienda, non richiedono la preventiva autorizzazione della Procura. L’innesco dell’iter è stato sollecitato dall’Amministratore Delegato, con l’indicazione di un perimetro che consenta di ricostruire metodo, gestione delle fonti e processi redazionali dei programmi coinvolti.
Ranucci risponde e ricorda i controlli precedenti
In un post su Facebook, Ranucci si è detto “pronto ad affrontare l’ennesimo Audit o verifiche” e ha sostenuto che la richiesta del ministro sia nata da “informazioni false” diffuse da alcuni giornali. Ha ricordato i trent’anni della trasmissione e, a suo dire, la “selezione delle fonti con rigore“. Nel messaggio ripercorre verifiche e accertamenti già svolti su inchieste del programma, citando casi come Autogrill e il caso Tosi, per sottolineare che metodo e format sono stati in passato oggetto di controlli interni.
Nello stesso post Ranucci richiama il rapporto con il pubblico che paga il canone e chiude con l’hashtag “#giulemanidareport“. La replica arriva mentre l’azienda focalizza l’istruttoria sulla tenuta dei criteri redazionali e sulla gestione delle fonti, elemento che per la Commissione resta centrale nella valutazione di conformità al Codice Etico.
I prossimi passaggi della commissione
La Commissione, su impulso dell’Amministratore Delegato, esaminerà le attività istruttorie nelle prossime giornate. Secondo la Rai, l’avvio dell’approfondimento non richiede una richiesta di autorizzazione da parte della Procura che indaga sulla vicenda e procederà verificando criteri, ambito e conformità alle linee guida EBU e al Contratto di Servizio.
M5S e Fnsi attaccano la Rai: “Obiettivo sostituire Ranucci”
L’apertura delle verifiche interne ha provocato immediate reazioni da parte del Movimento 5 Stelle e della Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi), che contestano la scelta dell’azienda e parlano di un’iniziativa mirata contro Report.
Gli esponenti del M5S in Commissione di Vigilanza Rai sostengono che le verifiche rappresentino l’ultimo tassello di un percorso iniziato da mesi. Secondo i pentastellati, dopo “mobbing, risorse ridotte e puntate tagliate”, l’obiettivo sarebbe quello di arrivare alla prossima stagione con “un nuovo conduttore”, estromettendo Sigfrido Ranucci dalla guida del programma. I parlamentari collegano inoltre l’iniziativa alle dichiarazioni rilasciate nei giorni scorsi dal ministro Adolfo Urso e accusano i vertici Rai di voler colpire la tutela delle fonti giornalistiche, definita un pilastro della libertà di stampa.
Sulla stessa linea si è espresso anche il presidente della Fnsi, Vittorio Di Trapani, che ha definito “impropria” l’iniziativa della Rai. Secondo Di Trapani, un giornalista ha il diritto e il dovere di garantire la riservatezza delle proprie fonti e il giornalismo investigativo dovrebbe essere valutato esclusivamente sulla veridicità delle notizie pubblicate. “Se Report ha diffuso notizie false, si dica quali sono e chi si ritiene diffamato si rivolga alle sedi competenti”, afferma il presidente del sindacato dei giornalisti, sostenendo che altrimenti il rischio sia quello di trasformare le verifiche in una “caccia a svelare le fonti” con l’obiettivo di indebolire il programma e sostituire Ranucci.
