Il trapper Sacky, all’anagrafe Sami Abou El Hassan, è indagato dalla Procura di Milano per un’aggressione a sfondo antisemita avvenuta il 1° marzo nel quartiere ebraico della città. Al 24enne è stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini con l’accusa di minacce e lesioni personali aggravate dai futili motivi e dalla finalità di discriminazione e odio religioso. L’episodio avrebbe avuto come vittime due studenti argentini di religione ebraica, arrivati a Milano per frequentare un seminario dedicato agli insegnamenti e alle tradizioni della loro fede.
L’aggressione nel quartiere ebraico
Secondo la ricostruzione degli investigatori, i due giovani stavano uscendo da un supermercato nel quartiere ebraico quando sarebbero stati notati da un gruppo di ragazzi, tra cui Sacky, perché indossavano la kippah e le tradizionali frange rituali. Il branco avrebbe iniziato a insultarli con frasi come “Fuck Israel”, per poi passare alle minacce e all’aggressione fisica.
Gli inquirenti contestano al rapper di aver partecipato attivamente all’episodio e di aver indicato una delle vittime al gruppo. Secondo l’accusa, proprio su sua indicazione uno dei presenti avrebbe sferrato un pugno violentissimo a uno dei due studenti, provocandogli la frattura del naso e facendolo svenire.
Ai domiciliari un componente della crew
Per la stessa vicenda è finito agli arresti domiciliari anche Abdurahman Hamza, pugile dilettante e componente della crew del trapper, ritenuto dagli investigatori l’autore materiale del pugno che ha ferito gravemente una delle vittime. Anche nei suoi confronti vengono contestati i reati di lesioni e minacce aggravate dall’odio religioso.
Le indagini, coordinate dalla Procura di Milano e condotte dai carabinieri, si sono basate sulle immagini delle telecamere di videosorveglianza e sulle testimonianze raccolte subito dopo l’aggressione.
Chi è Sacky
Sacky è uno dei nomi della scena trap milanese ed è cresciuto nel quartiere di San Siro. Negli anni è già comparso in diverse vicende giudiziarie, tra cui procedimenti per aggressioni, porto abusivo di armi e altri reati, pur avendo intrapreso anche un percorso di recupero in comunità.
Con la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini, il rapper potrà ora presentare memorie difensive o chiedere di essere interrogato prima che la Procura decida se chiedere il rinvio a giudizio.
