Dopo mesi in cui si era affidata a tecnologie esterne per alimentare le sue funzioni creative, Meta ha deciso di fare da sé. L’azienda ha rilasciato Muse Image, un nuovo modello di intelligenza artificiale per la creazione di immagini, e ha annunciato l’arrivo del suo omologo per i video. Ma tra le novità presentate, ce n’è una che ha già acceso il dibattito tra gli utenti.
Muse Image, cosa può fare il nuovo generatore di Meta
Muse Image è stato sviluppato da Meta Superintelligence Labs, l’unità dedicata all’IA dell’azienda, ed era conosciuto internamente con il nome in codice Mango. Si tratta del secondo grande rilascio dei laboratori guidati da Alexandr Wang, dopo il modello linguistico Muse Spark presentato ad aprile. Il funzionamento è diverso da quello dei generatori tradizionali: invece di trasformare direttamente i prompt in immagini, Muse Image opera come un agente, invocando strumenti di ricerca e di programmazione per migliorare la precisione e perfezionando da solo le proprie creazioni. Il modello è già attivo all’interno di Meta AI e sta arrivando su Instagram e WhatsApp, con Facebook e Messenger a seguire.
Ma le immagini sono solo l’inizio: Meta ha condiviso anche un’anteprima di Muse Video, costruito sulla stessa base di pre-addestramento, che offre prestazioni competitive in aderenza al prompt, fedeltà visiva e coerenza temporale, con supporto audio nativo. Per contrastare la disinformazione, l’azienda ha introdotto anche Content Seal, una filigrana invisibile incorporata nelle immagini generate che rimane intatta anche dopo ritagli, ridimensionamenti o compressioni.
Muse Image e la privacy: la funzione che fa discutere
Non tutto, però, è stato accolto con entusiasmo. Come riporta TechCrunch, una funzione in particolare ha fatto discutere: quella che permetterebbe agli utenti di manipolare con l’IA le immagini di un altro utente Instagram, a patto che il suo profilo sia pubblico. Basta menzionare un account con la @ per attingere alle sue foto pubbliche e usarle per creare inviti, grafiche o contenuti personalizzati. Meta assicura che i titolari degli account possono disattivare questa opzione se non vogliono che le loro foto vengano utilizzate in questo modo: una tutela, quindi, che funziona al contrario, e che richiede un’azione attiva da parte dell’utente per proteggersi.
La diffidenza degli utenti non nasce dal nulla. Il precedente in materia di privacy pesa: nel 2019 l’azienda pagò una multa da 5 miliardi di dollari alla FTC, dopo che i regolatori scoprirono che la società di consulenza Cambridge Analytica aveva raccolto impropriamente i dati di decine di milioni di utenti Facebook, a loro insaputa, per costruire profili di targeting elettorale in vista delle presidenziali americane del 2016.
Dietro Muse Image c’è una strategia
La pubblicità digitale resta la principale fonte di ricavi di Meta, e una produzione creativa più rapida ed economica alimenta direttamente quel motore. Non a caso, Muse Image alimenterà anche strumenti di generazione di immagini pensati per gli inserzionisti, all’interno del servizio Advantage Plus che permette ai brand di sviluppare più facilmente le creatività per le loro campagne. I numeri dell’investimento danno la misura dell’ambizione: Meta prevede di investire fino a 145 miliardi di dollari nell’IA quest’anno, nel tentativo di riposizionarsi come azienda AI-first, mentre taglia personale in altri settori.
Con Muse Image e Muse Video, Meta prova a colmare il divario che la separa da OpenAI e Google, portando la generazione di immagini dentro le app usate ogni giorno da miliardi di persone.
