26 giugno 2026 – Sarah Wynn-Williams, ex dirigente, ha citato in giudizio Meta davanti al tribunale federale della California settentrionale, affermando che l’ordine arbitrale privato che le vieta di parlare dell’azienda o di promuovere il suo libro bestseller “Careless People”, non possa considerarsi valido
La causa contro Meta, la dinamica dei fatti
Meta ha dichiarato che un arbitro aveva già stabilito che il libro pubblicato dall’ex dirigente Wynn-William violava gli accordi firmati e che la ricorrente aveva in passato accettato un consistente pagamento di buonuscita. Wynn-Williams ha lavorato in azienda dal 2011 al 2017 come direttrice delle politiche pubbliche globali; il libro oggetto della disputa si intitola Careless People.
Tra le richieste esplicitate nella denuncia figura la richiesta di cancellare i vincoli imposti dall’arbitrato e l’annullamento dell’accordo di buonuscita. Meta, dal canto suo, chiede 50.000 dollari per ogni presunta violazione dell’accordo di non denigrazione, una sanzione che, secondo il ricorso, avrebbe esercitato una forte pressione economica sull’ex dirigente. La causa segnala inoltre che un arbitrato privato aveva imposto a Wynn-Williams e ai suoi legali limiti nella comunicazione pubblica sul contenuto del libro e sulla società.
“Careless People”: il libro che denuncia Meta
Pubblicato l’11 marzo 2025 da Flatiron Books, “Careless People” è diventato rapidamente numero uno nella classifica dei bestseller del New York Times, vendendo oltre 130.000 copie in formato cartaceo negli Stati Uniti e più di 150.000 nel solo Regno Unito Il memoir ricostruisce i sei anni di Wynn-Williams in Facebook, descrivendo quella che definisce una “negligenza letale” da parte dei vertici aziendali di fronte alle conseguenze globali della piattaforma. Sul fronte interno, accusa l’allora COO Sheryl Sandberg di comportamenti inappropriati durante viaggi di lavoro, e Joel Kaplan – oggi presidente degli affari globali di Meta – di molestie sessuali. Meta ha smentito entrambe le accuse, dichiarando che un’indagine interna aveva scagionato Kaplan.
Accuse su sorveglianza e restrizioni alla libertà di espressione
Nel testo depositato la ricorrente descrive presunte condotte della società e di suoi dirigenti e contesta le modalità con cui sarebbe stato concordato il patto di buonuscita. La denuncia contiene inoltre accuse di sorveglianza: “Meta avrebbe persino sorvegliato l’ex dirigente inviando propri rappresentanti ai suoi eventi pubblici per fotografarla e documentare che, in ogni occasione, non parlasse né di Meta né del suo libro“, si legge nel documento.
Secondo la denuncia, infatti, Meta è riuscita a ottenere un ordine urgente di silenzio che impedisce a Wynn-Williams e ai suoi avvocati di criticare l’azienda o promuovere il libro, sostenendo che l’ex dipendente “sta cercando di usare il procedimento legale per vendere libri, nonostante un arbitro abbia già stabilito che il libro viola l’accordo firmato con l’azienda quando accettò un consistente pagamento di buonuscita anni fa. Il suo libro è lontano dalla realtà, diffamatorio e pieno di false affermazioni”.
La denuncia contesta anche il fatto che Meta avrebbe ostacolato la partecipazione di Wynn-Williams a un festival artistico e letterario nel Regno Unito, dove la ex dirigente risultò presente a un panel ma non parlò per via dei vincoli imposti dall’arbitrato.
La denuncia contro Meta potrebbe passare al tribunale federale
Le posizioni formali restano contrapposte: la ricorrente chiede al tribunale federale di revocare l’ordine arbitrale e annullare l’accordo di buonuscita, mentre Meta ricorda che un arbitro aveva già ritenuto violati gli accordi. Se il giudice decidesse di ammettere il ricorso, la questione passerebbe dall’arbitrato privato alla giurisdizione federale, consentendo un riesame giudiziario dei termini dell’accordo e delle misure cautelari imposte in arbitrato.
Nella denuncia viene riportata una formulazione diretta sulle ragioni della causa: “La società Meta sta perseguendo la signora Wynn-Williams a discapito della libertà di espressione e dei limiti imposti dalla legge, non solo perché si è rifiutata di piegarsi all’avidità e al potere di Meta, del signor Zuckerberg e di altri dirigenti, ma anche per incutere timore a chiunque altro osi dire la verità sulle pratiche illegali e abusive di Meta nell’interesse pubblico”, si legge nel documento depositato in tribunale.
Il prossimo atto concreto è la valutazione da parte del tribunale federale della richiesta di annullamento dell’ordine arbitrale e della nullità dell’accordo di buonuscita. Il giudice dovrà decidere se ammettere il ricorso e dunque se trasferire la controversia dall’arbitrato alla sede giudiziaria.
