Non è soltanto il furto di un farmaco a preoccupare gli investigatori. Nel caso delle 80 fiale di Fentanyl sparite dall’ospedale Israelitico di Roma, a destare attenzione sono soprattutto le circostanze in cui la sottrazione sarebbe avvenuta.
Da giorni carabinieri e Nas stanno cercando di ricostruire quanto accaduto all’interno della farmacia del nosocomio della Magliana. L’inchiesta della Procura di Roma, aperta per furto e spaccio di sostanze stupefacenti, punta infatti a chiarire una serie di aspetti che, al momento, appaiono tutt’altro che secondari.
Il furto è avvenuto in due momenti
Tra gli elementi che emergono dalle prime ricostruzioni c’è il fatto che il medicinale non sarebbe scomparso tutto insieme.
Secondo quanto riportato, una prima parte delle fiale sarebbe stata sottratta il 22 maggio. Due giorni più tardi, il 24 maggio, sarebbe invece sparita la quantità rimanente.
Una dinamica insolita, che suggerisce come chi ha agito abbia potuto accedere più volte ai locali della farmacia senza essere individuato. Ed è proprio questo uno dei punti su cui si stanno concentrando gli investigatori.
Anche la denuncia non sarebbe arrivata immediatamente dopo il primo ammanco. In un primo momento, infatti, si sarebbe ipotizzato un errore nella gestione delle scorte. Solo successivamente si sarebbe compreso che si trattava di un furto vero e proprio.
il nodo delle chiavi
L’altro grande interrogativo riguarda le modalità di accesso alla farmacia.
Gli inquirenti non avrebbero trovato segni di effrazione né sulla cassaforte né sulle porte dei locali dove era custodito il farmaco. Un dettaglio che rende difficile immaginare un’intrusione dall’esterno.
Per questo l’attenzione si è spostata sul sistema di custodia delle chiavi. Secondo le informazioni emerse finora, la chiave del deposito farmaceutico sarebbe stata conservata in portineria insieme alle altre chiavi dell’ospedale e riconsegnata dai dipendenti al termine del turno.
Un sistema che oggi viene esaminato con attenzione, anche per verificare chi abbia potuto averne la disponibilità nei giorni interessati dal furto.
L’assenza della videosorveglianza
Se il tema delle chiavi rappresenta uno dei punti più delicati dell’indagine, ce n’è un altro che continua a far discutere.
Nella farmacia dell’ospedale non erano presenti telecamere di videosorveglianza.
Una circostanza che rende molto più complesso ricostruire gli spostamenti all’interno dell’area e individuare eventuali accessi sospetti. Per questo motivo i carabinieri stanno acquisendo registri, turni di servizio e documentazione interna per ricostruire chi fosse presente nei giorni in cui le fiale sono sparite.
Nel frattempo sono stati ascoltati dipendenti del reparto Farmacia, guardie giurate e responsabili della struttura.
Perché il caso è arrivato fino a Palazzo Chigi
La vicenda ha assunto rapidamente una dimensione nazionale. Il governo segue infatti con particolare attenzione tutto ciò che riguarda il fentanyl, oppioide sintetico considerato tra le sostanze più pericolose attualmente in circolazione.
Secondo fonti citate da diversi organi di stampa, la quantità sottratta potrebbe teoricamente essere utilizzata per produrre migliaia di dosi destinate al mercato illegale.
Non a caso il caso è stato al centro di una riunione convocata dal sottosegretario Alfredo Mantovano, mentre il ministero della Salute e la Regione Lazio hanno disposto verifiche sulla gestione e sulla sicurezza del farmaco all’interno dell’ospedale.
Al di là delle responsabilità che saranno eventualmente accertate dall’inchiesta, una questione appare già evidente: il furto ha messo in luce possibili criticità nella custodia di una sostanza che, per la sua pericolosità, dovrebbe essere soggetta ai più elevati standard di controllo. Ed è proprio su queste falle che ora si concentrano le indagini.
