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Uccisi nel nome del “demonio”: ergastolo per i tre carnefici della strage di Altavilla Milicia

La Corte d'Assise di Palermo ha emesso tre ergastoli per il triplice omicidio di Altavilla Milicia, rigettando la seminfermità mentale

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Strage di Altavilla tre condanne all'ergastolo - nella foto, Altavilla Milicia

Altavilla Milicia | Berthold Werner — CC BY-SA 3.0 — via Wikimedia Commons (https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=23536892)

Giulia Camuffo di Giulia Camuffo

Classe 2003, Veneta trapiantata a Milano. Ho studiato Relazioni Internazionali e iniziato a scrivere documentando le manifestazioni sul territorio Lombardo. Collaboro con l’agenzia Alanews e con il magazine indipendente Scomodo.

La Corte d’Assise di Palermo ha condannato all’ergastolo Giovanni Barreca, Sabrina Fina e Massimo Carandente per il triplice omicidio dell’8 e 9 febbraio 2024 ad Altavilla Milicia. L’accusa ha ricostruito che le vittime – Antonella Salamone e i figli Kevin ed Emanuel, rispettivamente di 16 e 5 anni – sono state torturate e uccise in quello che gli inquirenti hanno definito un rito di “liberazione dal demonio”.

Strage di Altavilla, come si è arrivati alla sentenza

La misura è arrivata dopo un dibattimento durato un anno: il collegio presieduto da Vincenzo Terranova ha impiegato dieci ore di camera di consiglio e non ha riconosciuto la seminfermità mentale invocata per Barreca. La sentenza chiude la vicenda iniziata a febbraio 2024, quando Barreca ha chiamato i carabinieri confessando «Mi chiamo Giovanni Barreca. Ho ucciso tutta la mia famiglia, venite a prendermi» e indicando Casteldaccia; l’11 febbraio i militari hanno trovato i corpi dei due ragazzi nelle loro stanze e il cadavere di Antonella sepolto e parzialmente bruciato in giardino.

Il collegio ha ritenuto Fina, Carandente e Barreca pienamente responsabili dei delitti, giudicando le perizie e le prove raccolte sufficienti a escludere lo sconto per seminfermità. Il pubblico ministero Manfredi Lanza, nella requisitoria, aveva invece prospettato una pena ridotta per Barreca invocando la seminfermità. Alle parti civili è stata riconosciuta una provvisionale immediatamente esecutiva di un milione di euro.

In aula, durante la lettura del dispositivo, gli imputati erano presenti; familiari delle vittime hanno reagito con abbracci e pianti, come documentato nel verbale d’udienza. I genitori di Antonella hanno sottolineato che “nessuno riporterà in vita Antonella e i suoi figli”.

Indagini: testimonianze, perizie e prove

Le indagini partirono dal racconto di Barreca e proseguirono con l’analisi di chiamate, chat e referti medici. La figlia maggiore, allora 17enne, fu arrestata il 16 febbraio 2024 con l’accusa di concorso in omicidio; in primo grado il tribunale per i minorenni le aveva inflitto 12 anni e 8 mesi, mentre in appello è stata assolta perché ritenuta incapace di intendere e di volere al momento dei fatti. Nei verbali la ragazza ha descritto scene di sevizie e strumenti usati per infliggere lesioni: “Eravamo in cucina, mia madre era a terra con il volto in giù… la torturavano a turno”, è uno dei passaggi riportati dagli atti, e i periti dell’istituto di medicina legale del Policlinico di Palermo hanno riscontrato bruciature e segni di percosse compatibili con quelle dichiarazioni.

La ricostruzione investigativa indica giorni di violenze alternate a preghiere, con Fina e Carandente indicati come gli animatori del presunto “esorcismo” due imputati hanno negato di aver preso parte agli omicidi, sostenendo di essere andati nella casa solo per pregare e di essersene andati prima delle uccisioni; dai referti e dagli accertamenti, tuttavia, sono emersi elementi contrari: a una delle donne furono riscontrati ematomi compatibili con una colluttazione.

Strage di Altavilla Milicia, le analisi telefoniche e l’ultimo atto

Le analisi telefoniche e le conversazioni recuperate dagli smartphone hanno indotto gli investigatori a verificare contatti esterni alla cerchia familiare. Dagli atti emerge che le persone coinvolte hanno fornito versioni contrastanti nel corso degli interrogatori, con ripetuti cambi di versione che hanno reso più complessa la ricostruzione processuale.

L’ultimo atto proces­suale ha segnato la condanna all’ergastolo e l’assegnazione della provvisionale alle parti civili.

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