“Quando ho saputo della diagnosi mi è mancato il fiato”. Clemente Mastella rompre il silenzio sul tumore che gli è stato diagnosticato di recente e racconta per la prima volta la malattia in un’intervista al Corriere della Sera. Il sindaco di Benevento ha spiegato di averne intuito la presenza già da tempo, ma di aver avuto conferma soltanto nelle ultime settimane.
Una confessione che arriva a pochi giorni dalle celebrazioni per i suoi cinquant’anni di carriera politica e che mostra un volto inedito dell’ex ministro: quello di un uomo che si trova improvvisamente a confrontarsi con la fragilità, la paura e il valore del tempo.
La diagnosi di Mastella: “Ho un tumore”
Mastella ha raccontato di aver compreso da tempo che qualcosa non andava, ma che la conferma è arrivata soltanto negli ultimi mesi.
“Ho un tumore. Ho capito di avercelo da un bel po’ di tempo, ma mi è stato diagnosticato solo di recente. Quando l’ho saputo mi è mancato il fiato”, ha dichiarato al quotidiano.
La rivelazione pubblica è arrivata durante la festa della Madonna delle Grazie, patrona del Sannio, nella basilica di Benevento. Un momento che, nelle intenzioni del sindaco, non avrebbe dovuto trasformarsi in una confessione personale.
Secondo il suo racconto, è stato l’intervento dell’arcivescovo Michele Autuoro, che aveva rivolto un pensiero ai malati e alle persone più fragili, a spingerlo a parlare.
“Quelle parole mi hanno scosso profondamente”, ha spiegato.
Così, davanti ai fedeli, Mastella ha pronunciato una frase che ha colpito l’intera comunità: “Anch’io sono malato e spero di farcela”.
Il bivio di Mastella tra intervento e cure contro il tumore
Uno degli aspetti più delicati emersi dall’intervista riguarda le decisioni che il politico dovrà prendere nei prossimi mesi. Pur avendo consultato numerosi specialisti e amici medici, Mastella ha raccontato di trovarsi davanti a una scelta difficile: sottoporsi a un intervento chirurgico oppure proseguire con la terapia farmacologica.
“Ho chiesto pareri, consigli. Ma alla fine dovrò essere io, che so poco di farmaci e pratiche chirurgiche, a scegliere se operarmi o insistere con la terapia medica”, ha spiegato.
Una situazione che lo ha portato a riflettere anche sui limiti della ragione.
“Da giovane ho insegnato filosofia all’università e ho sempre avuto un approccio razionale. Poi la vita irrompe e ti accorgi che la razionalità non basta”, ha aggiunto.
La fede e l’attaccamento alla vita
Nel suo racconto emerge con forza anche il tema della fede. Mastella ha spiegato di credere profondamente nella preghiera, tanto da aver chiesto pubblicamente ai cittadini di pregare per lui.
“Non ho paura. Ma credo nel potere della preghiera. Per questo ho chiesto a tutti di pregare per me”, ha affermato.
Accanto alla fede, però, c’è soprattutto la famiglia. La moglie Sandra, i figli e i nipoti rappresentano oggi il centro dei suoi pensieri e il motivo più forte per continuare a lottare.
“Anche se hai fede, capisci che sono loro ad accendere un attaccamento ancora più forte alla vita. Un attaccamento quasi morboso, oso confessare”, ha detto.
La malattia, inoltre, sembra aver modificato il suo rapporto con il tempo e con la politica, attività che ha accompagnato praticamente tutta la sua esistenza.
“Oggi attribuisco un valore diverso al tempo. In momenti come questi capisci contemporaneamente due cose molto importanti: che la politica non può più perdere tempo e che la politica non è tutto”, ha spiegato.
“La mia paura è morire da solo”
Se sulla malattia e persino sulla morte Mastella dice di aver trovato una certa serenità, c’è però un timore che continua ad accompagnarlo.
Alla fine dell’intervista, infatti, il sindaco di Benevento ha confessato quella che considera la sua unica vera paura.
“Una paura ce l’ho. Ho paura di morire da solo. I ricordi non bastano. E prego anche perché questo non accada”.
Parole che chiudono un racconto profondamente umano e che restituiscono l’immagine di un uomo abituato per decenni ai riflettori della politica, ma oggi alle prese con una delle sfide più difficili della vita. Una sfida affrontata con la fede, l’affetto dei propri cari e la consapevolezza che, di fronte alla malattia, nessun ruolo pubblico può mettere al riparo dalla fragilità.
