27 giugno 2026 – Tre membri di una famiglia bengalese sono stati trovati uccisi a coltellate nell’appartamento al primo piano di una palazzina di tre piani in via Montiglio, a Casalotti, venerdì sera. L’ufficio stampa della polizia di stato ha diffuso la foto del presunto killer: si chiama Shahadat Hossain, sulla quarantina.
Le della strage vittime sono la bambina Alicia, 5 anni, e i genitori Kamal e Arzu Udiu, rispettivamente di 38 e 39 anni. L’altro figlio, 20enne indicato nelle prime informazioni come Onion, è stato trasportato e ricoverato al Policlinico Gemelli con ferite; la prognosi non è stata definita nei rilievi preliminari. Secondo la prima ricostruzione, le urla sono state udite dai vicini intorno alle 22:00 e una persona è stata vista allontanarsi a piedi dall’edificio. I soccorsi dell’Ares 118 sono intervenuti dopo la chiamata dei residenti e hanno allertato le forze dell’ordine.
Il presunto killer e le indagini
Il presunto autore della strage è nato in Bangladesh il 10 maggio 1983, un connazionale delle vittime e da loro conosciuto. Gli investigatori lo descrivono come un uomo che potrebbe avere precedenti di polizia, e tra le ipotesi più concrete al vaglio della Squadra Mobile, diretta da Roberto Pititto, vi è quella che il killer fosse ossessionato dalla donna, con una possibile matrice passionale alla base del delitto.
Sarebbe stato fatto entrare nell’appartamento dalla coppia, per poi dileguarsi subito dopo la strage, abbandonando la mannaia utilizzata per il massacro all’interno dell’abitazione. Nelle fasi di fuga, gli investigatori stanno esaminando la sua abitazione in via Clovio, a poche centinaia di metri dal luogo del delitto, mentre in un parcheggio vicino è stata rinvenuta e sequestrata una felpa insanguinata riconducibile alla sua fuga.
Rilievi tecnici e materiali acquisiti
Gli agenti hanno messo in sicurezza l’appartamento per limitare ogni possibile contaminazione della scena del delitto, mentre le unità della Scientifica hanno avviato i rilievi su tracce e oggetti presenti nell’abitazione. Sono state acquisite le registrazioni delle telecamere di sicurezza condominiali e quelle dei vicini, così come eventuali filmati delle aree pubbliche circostanti, per ricostruire i movimenti attorno al palazzo nelle ore dell’aggressione.
Parallelamente, sono in corso analisi sui telefoni cellulari dei genitori e del fratello della bambina per verificare gli ultimi contatti, le conversazioni e gli spostamenti della giornata. Le informazioni utili all’identificazione del sospetto vengono sottoposte a controlli incrociati, con particolare attenzione a orari, percorsi e possibili interazioni con la famiglia nelle ore precedenti ai fatti.
La famiglia e il contesto abitativo
La famiglia viveva nel complesso residenziale di via Montiglio, dove risiedono anche altri cittadini bengalesi, parte di una comunità numerosa nella zona ovest della Capitale. Dagli elementi raccolti emerge che l’uomo lavorava da circa quindici anni in Italia, impiegato in un supermercato nell’area di Boccea. La moglie e la figlia lo avevano raggiunto nel Paese da circa due anni, stabilendosi nell’appartamento poi teatro dell’omicidio.
Il 20enne ferito è stato ascoltato dagli investigatori nella stessa serata, compatibilmente con le sue condizioni. La sua testimonianza è considerata centrale per chiarire le fasi dell’aggressione, il possibile movente e, soprattutto, l’identità di chi ha colpito. Gli inquirenti hanno valutando i suoi riscontri insieme ai dati tecnici raccolti dai dispositivi e ai filmati acquisiti.
Parlano i testimoni: “Questa strage una vergogna per il Bangladesh”
“Conoscevo tutta la famiglia. Kamal è davvero un ragazzo perbene, onesto, lavorava al supermercato. Questa cosa terribile è una vergogna per il Bangladesh, purtroppo non c’è sicurezza. Ci auguriamo che la polizia trovi subito il responsabile, è fuggito ma le telecamere in zona ci sono”, dice Abdul Mannan, connazionale e conoscente di Kamal Uddin e di sua moglie Jahan Momotaj. “Al movente passionale, credo e spero che chi ha fatto questa strage venga preso presto”.
Su Adnkronos, viene anche riportata la testimonianza di Riduy Miah, amico del 20enne riuscito a fuggire dal killer: “Con il ragazzo sopravvissuto ieri alla strage della sua famiglia, giocavamo a calciotto al ‘Grifone’, in via Battistini”.
