L’esercito israeliano ha proseguito le operazioni nel sud del Libano nonostante l’annuncio di un cessate il fuoco tra Israele e Hezbollah, effettuando entro le 15 di ieri 70 raid aerei e 18 attacchi con droni, insieme a bombardamenti d’artiglieria su decine di località nel sud e nella valle della Beqa’a. La tregua era stata annunciata alle 16, ma la sequenza di attacchi ha segnato la giornata successiva.
Il ministero della Salute libanese ha dichiarato che dal 2 marzo i morti sono 4.057 e i feriti 12.121. Ha aggiunto che 83 morti e 141 feriti si sono registrati venerdì, giorno dell’entrata in vigore della nuova tregua. Alle 17 un bollettino ha confermato che il bilancio complessivo supera le quattromila vittime.
Mappa dei bombardamenti e vittime civili
I raid hanno colpito soprattutto il sud e le aree di Nabatieh, Sidone, Tiro, Bint Jbeil, Jezzine, Marjayoun e Hasbaya, secondo comunicati e cronache locali. Nella notte tra venerdì e ieri, comunicati locali hanno riferito che due villaggi sono stati colpiti da munizioni contenenti fosforo bianco, mentre 18 centri abitati hanno subito bombardamenti ripetuti nell’arco della stessa finestra temporale.
Il bollettino sanitario ha registrato 32 vittime nella giornata di ieri. Tra queste, un soldato dell’esercito libanese è stato ucciso sulla strada tra Kfar Remmane e Nabatieh; comunicati locali hanno inoltre indicato che una famiglia di quattro persone è stata uccisa nel villaggio di Barish. L’aggiornamento delle 17 ha ribadito il quadro di un bilancio in aumento, con 4.057 morti e 12.121 feriti dal 2 marzo.
Scontri a terra e posizioni delle parti
Le truppe israeliane di terra hanno tentato di occupare alcune colline nei pressi di Ali Taher, alla periferia di Nabatieh, e la stampa locale ha riferito di scontri diretti con combattenti di Hezbollah. Nabatieh è stata indicata come centro degli scontri e nodo strategico per le operazioni nel sud del Paese, con movimenti segnalati attorno alle alture che controllano gli accessi ai villaggi dell’area.
L’esercito libanese ha pubblicato un comunicato su X in cui ha scritto che «il proseguimento delle brutali aggressioni israeliane mira a ostacolare qualsiasi soluzione che possa ripristinare la stabilità in Libano». Sul versante israeliano, fonti ufficiali avevano annunciato il cessate il fuoco «sotto la guida del primo ministro Benjamin Netanyahu e del ministro della difesa Israel Katz», ma le operazioni sono proseguite: ricostruzioni sui movimenti delle forze hanno indicato spostamenti continui e una pressione costante sulle località di confine.
Diplomazia e pressioni internazionali
Il ministero degli Esteri iraniano ha avvertito che l’accordo con gli Stati Uniti «è in pericolo»; il portavoce Esmail Baghai ha detto che l’altra parte dovrebbe adottare provvedimenti al più presto o rischiare la rescissione del protocollo d’intesa. Negli Stati Uniti, il senatore J.D. Vance ha ricordato che due terzi delle armi impiegate «sono costruite da mani americane e pagate con i soldi dei contribuenti americani», in dichiarazioni pubblicate nei giorni precedenti. Sul fronte libanese, il deputato di Hezbollah Hassan Fadlallah ha dichiarato che «la resistenza ha tutto il diritto di affrontare questo nemico quando ci attacca, perché è l’aggressore e l’occupante», rivendicando la risposta alle violazioni della tregua.
All’interno del governo israeliano, fonti hanno indicato che i ministri Itamar Ben Gvir e Bezalel Smotrich spingono per proseguire la campagna militare e per un controllo stabile delle aree al confine. Cronache locali stimano che, al momento, Israele controlli una porzione di territorio libanese pari a circa un decimo del Paese: una fascia definita linea gialla estesa per circa 1.000 km² su un totale nazionale di circa 10.000 km², sulla quale si concentrano gli sforzi per presenze durevoli. La comunità internazionale ha avviato discussioni diplomatiche e lanciato appelli per una soluzione negoziata, mentre sul terreno si sono susseguite tregue annunciate e violazioni a intervalli ravvicinati, come osservano diversi diplomatici coinvolti.
Passi ulteriori sono stati calendarizzati a Washington: il quinto turno dei negoziati diretti tra Tel Aviv e Beirut è previsto per martedì 23 e giovedì 25 giugno, un appuntamento considerato centrale per discutere il futuro assetto della sicurezza lungo il confine.
