L’isola di Burano ha cambiato ruolo nella laguna nord di Venezia negli ultimi due secoli, passando da comunità di pescatori a meta turistica senza perdere il filo del merletto e delle facciate colorate. Il passaggio è avvenuto attraverso fasi di calo produttivo, rinascite artigiane e un progressivo aumento dei visitatori; oggi l’isola conta circa 2.777 abitanti. Monica Latini, storica dell’arte e guida turistica, ha spiegato che pesca e tradizione del merletto hanno segnato l’organizzazione delle case e le relazioni sull’isola, mentre tecniche e scelte cromatiche si sono conservate nel tempo.
Burano è collegata via vaporetto a Murano e a Venezia, ha una superficie limitata e una densità abitativa elevata; per secoli la vocazione principale è stata la pesca. Le abitazioni popolari su due piani sono esempi di edilizia minore veneziana e riflettono la funzione economica storica dell’isola. «L’isola di Burano fa parte dell’arcipelago Torcellano. È un piccolo gruppo di isole che fa capo all’isola di Torcello», ha ricordato Latini, collegando la morfologia delle case alle necessità di lavoro e di spazio di una comunità lagunare.
Merletto di Burano: origini, tecniche e rinascite
La lavorazione del merletto è attestata dal XVI secolo e ha avuto un peso riconosciuto in Europa. Ricostruzioni storiche indicano che imprenditori veneziani introdussero l’attività a Burano per isolarla e proteggere i segreti artigianali, favorendo così lo sviluppo di tecniche distintive. Latini ha ricordato un episodio simbolico: le merlettaie di Burano furono chiamate a realizzare un collare per l’incoronazione di Luigi XIV, segno di un primato che l’isola ha saputo esprimere fuori dai suoi confini.
Quell’eredità passa ancora attraverso una generazione di artigiane. «Ho imparato dalla mamma, ma sono andata anche a Scuola del Merletto per imparare il punto burano, il punto in aria e il rilievo», racconta Bruna Novello, che oggi lavora nel negozio di famiglia. Il settore ha attraversato un calo nel XVIII secolo, quindi una ripresa con l’apertura della Scuola del Merletto nel 1872 e con la creazione del Museo del Merletto, che ha raccolto pratiche didattiche e materiali espositivi, diventando un presidio di conservazione e di trasmissione delle tecniche.
Perché le case sono colorate: funzione e manutenzione
La diffusione delle facciate colorate nasce da una esigenza pratica dei pescatori: distinguere la propria casa nelle giornate di nebbia. Con il tempo la necessità si è trasformata in un codice locale, riconoscibile e condiviso. La tinteggiatura avviene a intervalli regolari, molte abitazioni mostrano fioriere e, quando si chiede il permesso per tinteggiare, si seguono prassi consolidate. I residenti citano spesso il caso di un buranello noto come Bepi, che cambiava spesso tinte: la sua casa è diventata un riferimento per fotografi e visitatori, simbolo di una tradizione cromatica che si rinnova senza perdere identità.
Turismo, traghetti e continuità artigiana
La funzione produttiva del merletto ha lasciato in parte spazio a un ruolo culturale e turistico: la Scuola storica e il Museo del Merletto sono oggi punti di riferimento per la conservazione e lo studio delle tecniche. L’isola è molto visitata durante il giorno e la mobilità segue gli orari dei traghetti; sull’isola, l’ultimo traghetto per la terraferma è partito la sera, a conferma di un ritmo che alterna i flussi di visita alle abitudini dei residenti.
Le testimonianze dirette e i riferimenti storici convergono: le tecniche antiche sono mantenute da artigiane come Novello, mentre la tutela e la promozione passano per istituzioni museali e percorsi guidati. Il Museo del Merletto rimane aperto come luogo di conservazione e formazione sulle pratiche storiche e contemporanee, offrendo a studiosi, visitatori e residenti un riferimento stabile per approfondire l’arte del merletto e le sue trasformazioni nel tempo.
