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Venezia e il problema dell’overtourism: albergatori dicono sì ai ticket fino ai 50 euro

La proposta di aumentare il contributo d'accesso a Venezia mira a gestire meglio i flussi turistici e finanziare servizi essenziali. Gli albergatori sostengono la misura per una città più vivibile

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Venezia, ticket fino a 50 euro 20 giugno 2026 alanews.jpg

Ponte di Rialto, Venezia | CC BY-SA 3.0 — via Wikimedia Commons (https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=25927897)

Giulia Camuffo di Giulia Camuffo

Classe 2003, Veneta trapiantata a Milano. Ho studiato Relazioni Internazionali e iniziato a scrivere documentando le manifestazioni sul territorio Lombardo. Collaboro con l’agenzia Alanews e con il magazine indipendente Scomodo.

20 giugno 2026 – A Venezia torna al centro del dibattito l’ipotesi di portare il contributo d’accesso fino a 50 euro nei giorni di maggiore affluenza turistica. La proposta dell’amministrazione comunale prevede una tariffa variabile, compresa tra 30 e 50 euro nei periodi più congestionati, con l’obiettivo di distribuire i flussi verso i mesi meno frequentati e di reperire risorse per la manutenzione della città e il potenziamento dei servizi. A sostenere apertamente il progetto è l’Associazione Veneziana Albergatori. Il direttore Daniele Minotto ha ricordato che l’idea affonda le sue radici nella sperimentazione avviata nel 2018 con la cosiddetta “tassa di sbarco” e ha ribadito il pieno appoggio del settore ai ticket di ingresso. L’associazione si è inoltre schierata a favore della linea del neo sindaco Simone Venturini, che intende portare il tema tra le priorità dell’amministrazione nei prossimi confronti con il Governo. Secondo Minotto, l’eventuale aumento del contributo rappresenterebbe un’evoluzione naturale del percorso intrapreso negli ultimi anni per gestire in modo più sostenibile i flussi turistici verso la città lagunare.

Perché il Comune di Venezia vuole alzare la soglia

La richiesta del sindaco nasce dall’analisi dei dati raccolti nelle prime sei settimane di applicazione del contributo. Nei primi 42 giorni sono stati versati complessivamente 514.710 contributi, per un incasso totale di poco meno di 3,92 milioni di euro. Di questi, 245.503 pagamenti hanno riguardato la tariffa scontata da 5 euro – riservata a chi prenota in anticipo – mentre 268.207 sono stati versati alla tariffa piena da 10 euro. Il dato che emerge con chiarezza è che meno della metà dei visitatori giornalieri ha approfittato dello sconto prenotando in anticipo, segno che il meccanismo della tariffa differenziata, sperimentato ormai da un paio d’anni, incide poco sulle scelte di chi arriva a Venezia per una gita di un giorno.

L’effetto disincentivo previsto dall’amministrazione, in altre parole, non si è ancora manifestato in modo significativo. È proprio da questa constatazione che nasce la decisione di Venturini di chiedere a Roma una modifica legislativa per poter portare il tetto del contributo fino a 50 euro: un intervento che il sindaco intende indicare come una delle priorità della città lagunare nei prossimi incontri con il Governo.

Origini della proposta e dati demografici

L’idea affonda le radici nel dibattito avviato nel 2018, quando l’ipotesi fu presentata informalmente come “tassa di sbarco”. Sul piano demografico, il calo della popolazione del centro storico è richiamato come elemento di contesto: secondo ricostruzioni, nel 1951 il solo centro storico ospitava circa 174.000 residenti, cifra scesa nel tempo a poco più di 60.000; l’intero comune è passato da circa 360.000 abitanti nel 1969 a circa 260.000 nel 2020. Negli ultimi anni, segnalano amministrazione e imprese, i posti letto turistici nel centro storico hanno superato per la prima volta quelli a uso residenziale, un passaggio che molti collegano al confronto tra uso turistico e vita quotidiana.

Tra le misure già adottate per contenere la pressione turistica vi sono interventi sul traffico crocieristico: nell’agosto 2021 è entrato in vigore il divieto di transito per le grandi navi nel bacino di San Marco e nel canale della Giudecca, con il dirottamento dei traffici verso altri scali.

2024: la prima sperimentazione del contributo d’accesso

I famosi ticket, però, sono diventati realtà solo nella primavera del 2024, dopo l’approvazione in Consiglio comunale del relativo regolamento. La sperimentazione è partita il 25 aprile 2024 e si è protratta, in 29 giornate selezionate tra fine aprile e metà luglio, fino al 13-14 luglio: nei giorni indicati, tra le 8.30 e le 16, i visitatori giornalieri non residenti in Veneto e privi di pernottamento in città erano tenuti a registrarsi su una piattaforma online dedicata e, salvo esenzioni, a versare un contributo fisso di 5 euro.

Il bilancio di quella prima fase ha sorpreso la stessa amministrazione: a fronte di una platea di esenzioni piuttosto ampia (residenti, lavoratori, studenti, pernottanti, minori di 14 anni e diverse altre categorie), il numero di paganti è risultato superiore alle previsioni, con circa 485.000 contributi versati e un incasso complessivo vicino ai 2,4 milioni di euro, a fronte di costi di gestione contenuti. Già in quella fase l’amministrazione, con l’allora assessore al Bilancio Michele Zuin e l’assessore al Turismo Simone Venturini, aveva iniziato a parlare dell’opportunità di alzare l’importo del contributo, ritenendo la cifra di partenza ancora troppo bassa per produrre un reale effetto deterrente.

Il nodo di fondo: l’overtourism

Dietro tutte queste misure e provvedimenti resta un problema strutturale che precede di decenni il dibattito sul ticket: lo spopolamento del centro storico. Nel 1951 vivevano a Venezia circa 174.000 residenti, oggi poco più di 60.000; l’intero comune è passato dai circa 360.000 abitanti del 1969 ai circa 260.000 del 2020, e nel 2024 i posti letto turistici nel centro storico hanno superato per la prima volta quelli residenziali. È questo il fenomeno che gli studiosi chiamano overtourism: la percezione, diffusa tra residenti e visitatori, che un luogo sia frequentato da troppe persone, al punto da alterarne il carattere e farne perdere l’autenticità. Per Venezia significa erosione del patrimonio storico-artistico, aumento dei costi della vita e crescenti difficoltà nella quotidianità di chi in città ci abita davvero.

Il dibattito sul biglietto d’ingresso, in fondo, è solo l’ultimo tentativo di rispondere a questo squilibrio di fondo.

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