Donald Trump alza ulteriormente la pressione sull’Iran e arriva a minacciare direttamente l’Oman, storico mediatore tra Washington e Teheran. In un’intervista a Fox News, il presidente degli Stati Uniti ha avvertito che il sultanato potrebbe essere bombardato qualora interferisse nella crisi dello Stretto di Hormuz. Le dichiarazioni arrivano mentre è scaduto senza proroga il memorandum di 60 giorni tra Stati Uniti e Iran e Teheran sostiene di essere vicina a un’intesa proprio con Muscat sulle rotte navali attraverso lo Stretto.
Trump minaccia l’Oman
“Se l’Oman si metterà in mezzo, lo bombarderemo senza pietà”, ha dichiarato Trump rispondendo al corrispondente di Fox News Trey Yingst. Il presidente è poi tornato sull’argomento nello Studio Ovale, sostenendo che il sultanato “non si è comportato molto bene” e aggiungendo che gli Stati Uniti sarebbero comunque in grado di gestire facilmente la situazione.
La minaccia colpisce uno dei principali interlocutori diplomatici della regione. L’Oman ha infatti svolto per anni un ruolo di mediazione tra Washington e Teheran e aveva facilitato anche i negoziati sul programma nucleare iraniano prima della guerra.
Iran e Oman trattano sulle rotte di Hormuz
Proprio nelle stesse ore, Teheran ha annunciato nuovi progressi nei colloqui con Muscat. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha riferito che sarebbe stata raggiunta un’intesa sulla mappa delle rotte di transito attraverso Hormuz e che le parti starebbero lavorando a una dichiarazione congiunta.
Il progetto prevederebbe rotte separate per l’ingresso e l’uscita delle navi dal Golfo. L’accordo, tuttavia, non significherebbe automaticamente la piena riapertura dello Stretto. Teheran sostiene che Washington debba soddisfare ulteriori condizioni prima del ritorno alla normale navigazione.
Hormuz resta un passaggio cruciale per l’economia mondiale: prima del conflitto attraverso lo Stretto transitava circa un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto commerciati a livello globale.
Scaduto il memorandum, l’Iran minaccia l’escalation
Ad aumentare la tensione è anche la scadenza del memorandum firmato il 17 giugno tra Stati Uniti e Iran, che concedeva alle parti 60 giorni per cercare un’intesa più ampia. Trump ha escluso una proroga.
Un alto funzionario iraniano ha riferito a Reuters che, se gli sforzi diplomatici dovessero fallire, Teheran potrebbe assumere una postura “pienamente offensiva” nello Stretto e nella regione. L’Iran sarebbe inoltre pronto a una risposta militare nel caso in cui gli Stati Uniti continuassero il blocco navale.
Washington, dal canto suo, ha fatto sapere di poter mantenere il dispositivo militare intorno all’Iran a tempo indefinito. Trump ha sostenuto che gli Stati Uniti avrebbero ormai il “controllo totale” di Hormuz.
Le tensioni hanno immediatamente avuto conseguenze anche sui mercati: il Brent ha chiuso a 90,87 dollari al barile, mentre il WTI americano è salito a 84,50 dollari.
Il canale tra Washington e i pasdaran
Nonostante l’escalation verbale, il dialogo non si è completamente interrotto. Trump ha confermato l’esistenza di comunicazioni con il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie iraniane. Secondo Reuters, Washington avrebbe utilizzato anche un intermediario curdo-iracheno per trasmettere messaggi al comandante dei pasdaran Ahmad Vahidi e verificare il sostegno delle Guardie Rivoluzionarie ai negoziatori iraniani.
Trump ha comunque ribadito di non avere fretta di mettere fine al conflitto. Ha definito gli iraniani “bravi giocatori di poker”, aggiungendo però: «Stanno morendo». Quanto a una possibile scadenza per la guerra, ha assicurato: “Non ho una scadenza. Non ho fretta”.
Gaza e le elezioni israeliane
Nell’intervista Trump ha parlato anche di Gaza, sostenendo che sarebbe meglio se Israele evitasse nuovi attacchi nella Striscia. Hamas ha accettato una roadmap per un disarmo graduale, ma ne lega l’attuazione al rispetto di una serie di impegni da parte israeliana. I recenti colloqui condotti da Jared Kushner non hanno finora prodotto una svolta.
Infine, in vista delle elezioni israeliane del 27 ottobre, Trump ha affermato che sarebbe opportuno non interferire, pur lasciando aperta la possibilità di un endorsement: «Credo sia appropriato che non interferisca nelle elezioni israeliane, ma potrei sostenere un candidato».
