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Venezia, 17enne uccide la zia e lancia il cadavere nel fiume

Il ragazzo avrebbe colpito la zia al culmine di una violenta lite, per poi trasportarne il cadavere con una carriola e gettarlo nel canale Malgher. Le ricerche del corpo sono ancora in corso

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Il luogo del delitto in cui un 17enne ha confessato di aver ucciso la zia Chiara Guerra a San Stino di Livenza

Il luogo del delitto in cui un 17enne ha confessato di aver ucciso la zia Chiara Guerra a San Stino di Livenza | ANSA/ANTONELLA GASPARINI - Alanews.it

Giulia Camuffo di Giulia Camuffo

Classe 2003, Veneta trapiantata a Milano. Ho studiato Relazioni Internazionali e iniziato a scrivere documentando le manifestazioni sul territorio Lombardo. Collaboro con l’agenzia Alanews e con il magazine indipendente Scomodo.

14 giugno 2026 – Un ragazzo di 17 anni ha confessato di aver ucciso la zia, Chiara Guerra, professoressa di lettere alle scuole medie di 53 anni, e di averne poi occultato il corpo gettandolo nel canale Malgher, che scorre nelle vicinanze dell’abitazione. Il cadavere non è stato ancora ritrovato e le operazioni di ricerca sono tuttora in corso, dopo una sospensione notturna e la ripresa all’alba.

La confessione del 17enne

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il giovane –  che compirà 18 anni tra pochi mesi – avrebbe ammesso le proprie responsabilità durante la notte, dopo essere stato interrogato dal magistrato Carmelo Barbaro della Procura di Pordenone, inizialmente competente sul caso. Successivamente il fascicolo è stato trasferito alla Procura per i minorenni di Trieste. Sul posto sono intervenuti i carabinieri, il medico legale Antonello Cirnelli e i vigili del fuoco, impegnati sia nei rilievi sia nelle ricerche del corpo della donna, ancora senza esito.

Chi era Chiara Guerra

Chiara Guerra, come riporta il Gazzettino, viveva a San Stino di Livenza, in provincia di Venezia e per decenni aveva rappresentato un punto di riferimento imprescindibile, dentro e fuori le aule scolastiche. Insegnante di italiano alle scuole medie del paese, aveva seguito la crescita di intere generazioni di ragazzi, lasciando in molti di loro un segno profondo. Chi l’ha avuta come professoressa la descrive come una figura capace di andare oltre la trasmissione delle nozioni, mettendo al centro del suo insegnamento l’ascolto e i valori umani. Colleghi e conoscenti l’hanno ricordata con parole cariche di stima, definendola una presenza solida e preziosa nella comunità scolastica, dotata di una sensibilità fuori dal comune.

Nella vita privata, Chiara conduceva un’esistenza sobria e appartata. Non si era mai sposata e viveva nella sua abitazione in modo discreto, lontana dai riflettori. Quella stessa casa è diventata, nelle ultime ore, teatro di una serrata attività investigativa: i carabinieri della Compagnia di Portogruaro e del Nucleo Investigativo vi hanno lavorato per tutta la notte, passando al setaccio ogni ambiente alla ricerca di elementi utili a ricostruire le ultime ore di vita della donna.

Omicidio Chiara Guerra, la ricostruzione

L’omicidio sarebbe avvenuto nel primo pomeriggio di giovedì 11 giugno, in una legnaia attigua all’abitazione, dove i carabinieri hanno rinvenuto vaste chiazze di sangue. Il giovane avrebbe poi tentato di ripulire la legnaia, riuscendovi solo parzialmente. In seguito avrebbe utilizzato una carriola per trasportare il cadavere – coperto da un grande telo – fino a una chiusa del canale Malgher, tra via Canaletta e via Verdi, attraversando anche una parte del centro abitato di San Stino di Livenza, comune di circa 12.000 abitanti. L’arma del delitto, probabilmente un lungo coltello da cucina, sarebbe stata gettata in acqua insieme al corpo.

Ad allertare le forze dell’ordine era stata un’amica della vittima, che non riusciva a mettersi in contatto con lei da oltre 48 ore. L’ultima volta che qualcuno l’aveva vista o sentita risaliva all’ora di pranzo di giovedì. Dopo l’ennesimo tentativo infruttuoso di contatto, l’amica si era recata a casa della donna senza trovarla, e aveva quindi allertato i familiari e i carabinieri della stazione locale.

Le condizioni del ragazzo e le ipotesi sulle ferite

Il giovane presenta un polso fratturato e diverse lesioni superficiali. Gli inquirenti stanno valutando l’ipotesi che i traumi possano essere stati provocati da una colluttazione con la zia avvenuta prima del delitto. In un primo momento, il ragazzo aveva fornito una versione diversa, sostenendo che la frattura fosse conseguenza di una caduta accidentale. Oltre al polso, sul suo corpo sono presenti ulteriori graffi e segni superficiali, attualmente oggetto di approfondimenti.

I vicini di casa della famiglia del giovane hanno espresso sconcerto per quanto accaduto. “È una cosa molto difficile da capire, mi sconforta molto, la vedo una cosa quasi impossibile“, ha dichiarato ai giornalisti un residente di nome Filippo, che ha aggiunto di non aver mai visto il ragazzo nel quartiere, pur conoscendo il padre come “un uomo socievole, gentile”. Il vicino ha anche ricordato di aver incrociato il 17enne il venerdì successivo all’omicidio, mentre camminava nel cortile di casa: “Mi ha detto che la zia non era rientrata la sera prima e che erano preoccupati. Era tranquillo, come se le cose fossero proprio così“.

Le ricerche nel canale e le difficoltà degli operatori

Le operazioni di ricerca del corpo sono affidate ai vigili del fuoco del distaccamento locale, affiancati dai sommozzatori del reparto specializzato di Venezia. Le attività, iniziate la sera precedente, erano state interrotte durante la notte per poi riprendere alle prime luci del giorno. Il lavoro degli operatori è reso particolarmente complesso non solo dal tempo trascorso – circa 72 ore dal presunto occultamento – ma anche dalla conformazione idraulica del territorio. Il canale Malgher confluisce poco più a valle nel fiume Loncon, che a sua volta immette nel Lemene, il quale sfocia nell’Adriatico nei pressi della località turistica di Caorle. Una rete idrica articolata che potrebbe aver disperso ulteriormente il corpo.

Il movente e le indagini in corso

All’origine del delitto potrebbero esserci forti contrasti familiari legati a questioni ereditarie, che vedevano contrapposti la vittima e il fratello, padre del 17enne. Tuttavia, questa ricostruzione non è ancora definitiva: i carabinieri stanno continuando gli accertamenti e stanno ascoltando diversi membri della famiglia per chiarire con precisione il contesto e il movente dell’omicidio.

Il sindaco di San Stino di Livenza, raggiunto sul luogo delle ricerche, ha dichiarato: “È una famiglia conosciuta all’interno della comunità, una famiglia ben insediata e benvoluta, anche per il ruolo che aveva la vittima. Come amministrazione e comunità siamo vicini alla famiglia in questo grande dolore”.

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