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Campobasso, avvelenamento da ricina: l’amica avrebbe taciuto il desiderio di divorzio di Antonella

L'amica di Antonella Di Ielsi, deceduta per avvelenamento da ricina, è accusata di aver nascosto informazioni cruciali sul divorzio imminente ed è ora denunciata per favoreggiamento.

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Scatto della famiglia con prensenti Antonella Di Ielsi e sua figlia Sara, morte per avvelenamento da ricina. Omesso il desiderio di divorzio di Antonella, amica di famiglia indagata per fsvoreggiamento

ANSA/Domenico Palesse - alanews

Ludovica Bartolini di Ludovica Bartolini

Nata a Napoli nel 2002, ho conseguito una laurea in Arti, Spettacolo ed Eventi Culturali e una in Journalism and Multimedia Communication. Mi occupo di cultura, cinema e spettacolo

A Campobasso, un’amica di Antonella Di Ielsi è finita sotto accusa. La donna, molto legata alla famiglia Di Vita, avrebbe taciuto dettagli cruciali sul divorzio che Antonella stava per chiedere. È un nodo che complica ancora di più la tragedia di Pietracatella: Antonella e la figlia Sara, trovate morte a fine dicembre a causa dell’avvelenamento con la ricina. Quel silenzio pesa, perché proprio da quella confidenza nascosta potrebbero emergere nuovi elementi sulla vicenda.

Secondo fonti investigative riportate dal Corriere della Sera, Antonella aveva confidato all’amica, tramite messaggi, i problemi con il marito. In quei testi, la donna chiedeva aiuto per trovare un avvocato divorzista, segnale chiaro di una crisi grave. Eppure, davanti agli agenti della Squadra Mobile che indagano sull’omicidio, l’amica ha negato di sapere qualcosa sulle tensioni tra i coniugi.

Ha tenuto questa versione fino a quando, durante una terza audizione, gli investigatori le hanno mostrato i messaggi originali. Quei testi non lasciano dubbi: la coppia era in crisi e Antonella voleva separarsi. La versione dell’amica è così caduta e lei è stata denunciata per aver ostacolato le indagini. Il suo silenzio ha rallentato la ricostruzione di cosa è successo nelle settimane prima della tragedia.

Famiglia Di Vita, un legame stretto e l’avvelenamento da ricina

Antonella e la figlia Sara erano conosciute nel piccolo centro di Pietracatella, in provincia di Campobasso. Il marito, Gianni Di Vita, è stato anche sindaco del paese e figura rispettata. La famiglia, per la comunità, era un punto di riferimento. Proprio per questo ogni dettaglio nascosto dietro la facciata assume peso nelle indagini.

Le tensioni tra Antonella e Gianni, e il progetto di divorzio che l’amica ha tenuto nascosto, potevano aiutare a capire le ragioni dietro all’avvelenamento con la ricina. Per questo gli inquirenti spingono perché ogni testimone collabori senza omissioni. Ogni ritardo o silenzio rischia di allontanare la verità e di rallentare il lavoro della giustizia.

Denuncia per favoreggiamento e cosa succede adesso

La denuncia contro l’amica della famiglia Di Vita segna una svolta nelle indagini. Gli investigatori sospettano che il suo comportamento abbia ostacolato le indagini, nascondendo elementi chiave. Questo è considerato dalla legge favoreggiamento, perché rallenta o impedisce di accertare i fatti.

Le indagini vanno avanti con attenzione, anche alla luce di questi nuovi sviluppi che riguardano la vita privata delle vittime, il rapporto con il marito e i motivi che possono aver portato alla tragedia. I dispositivi elettronici di Antonella e Sara, già acquisiti dalla Polizia Scientifica, saranno cruciali per trovare altre prove.

Il fascicolo è ora nelle mani della Procura di Larino e non si escludono altre piste o persone coinvolte, forse legate da rancori alla famiglia Di Vita. L’avvelenamento con la ricina si fa sempre più intricato: non è più solo una tragedia familiare, ma un caso giudiziario che richiederà di scavare a fondo, anche nei segreti più nascosti di una relazione finita male.

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