Cloudflare ha rilevato che il 56% delle richieste ai motori di ricerca a livello mondiale è generato da AI agents, nel report pubblicato il 16 giugno 2026. Il dato arriva dall’analisi del traffico instradato sulla sua rete e classificato con i propri sistemi interni. Per la società si tratta del primo sorpasso documentato del traffico non umano su quello umano nelle ricerche online, con picchi che raggiungono il 62% in alcune finestre temporali.
La quota del 56% è presentata come media globale calcolata fino alla data di pubblicazione. Nel quadro tracciato, gli utenti umani continuano a mostrare una permanenza media sulle pagine superiore a quella dei bot, un segnale che distingue il comportamento di navigazione nonostante l’aumento delle richieste automatizzate.
Differenze geografiche e limiti di geolocalizzazione
Cloudflare evidenzia forti scostamenti tra aree. A Gibilterra il traffico attribuito ai bot tocca il 90%, mentre Iran e Singapore si attestano attorno al 75%. La società avverte però che l’uso di reti private virtuali e di altri strumenti di mascheramento complica la geolocalizzazione delle richieste automatizzate: l’indirizzo di partenza non sempre corrisponde al luogo fisico dell’operatore che genera o fa transitare la query.
Come gli agenti automatizzati ampliano il carico sui servizi
I dati raccolti mostrano che gli agenti automatici non si limitano a interrogare i motori di ricerca. Avviano catene di richieste che coinvolgono più servizi e risorse sul web, alimentando processi ripetuti di raccolta ed elaborazione delle informazioni. Questo comportamento, secondo le metriche condivise, accresce il peso complessivo delle attività automatizzate sull’infrastruttura, pur restando più breve la permanenza media dei bot sulle pagine rispetto a quella degli utenti umani.
Le parole di Matthew Prince e il confronto con il 2024
Il fondatore e CEO di Cloudflare, Matthew Prince, ha commentato i risultati su X: «È successo molto prima di quanto credessi», ha scritto, riconoscendo che il sorpasso del traffico non umano è arrivato in anticipo rispetto alle attese interne. In un’intervista a NBC News Prince ha aggiunto: «Non è più necessario essere programmatori o saper disegnare pagine web. Grazie a questi strumenti tutti possono riuscirci, hanno donato a un bacino molto più ampio la possibilità di creare contenuti».
Nel confronto storico proposto, Cloudflare ricorda che nel 2024 la porzione di ricerche attribuibili ai bot era stimata attorno al 42%. La quota è salita al 56% nel 2026, con picchi al 62% in specifiche finestre temporali. La società ha pubblicato i dati il 16 giugno 2026.
