Dopo l’annuncio di Keir Starmer, primo ministro del Regno Unito, sulla stretta al controllo digitale e divieto di accesso ai social media ai minori di 16 anni, c’è chi si è già schierato sul fronte del no. Il fondatore di Telegram, Pavel Durov, aveva già espresso un parere contrario quando altri Paesi (ad esempio, Spagna o Russia), hanno deciso di introdurre questo divieto. Durov ha affermato, attraverso un post su X, che il proibizionismo di Stato non solo è fallimentare, ma rischia di esporre i ragazzi a pericoli ancora maggiori, aggirando il blocco attraverso le VPN.
Social vietati ai minori e il “rischio” VPN
La roadmap del governo britannico prevede un meccanismo rigido. Per poter scorrere un feed su Instagram, TikTok o X, non basterà più cliccare su una generica autocertificazione dell’età. Tutti gli utenti del Regno Unito dovranno dimostrare di avere più di 16 anni attraverso tre possibili canali: il caricamento di un documento d’identità ufficiale; una scansione facciale tramite sistemi di intelligenza artificiale per il riconoscimento dell’età; la verifica tramite carta bancaria.
Un sistema che, secondo i critici, trasforma la tutela dei minori in un pretesto per una schedatura digitale di massa. “Si tratta davvero di proteggere i bambini o di identificare più persone da arrestare?”, si chiede provocatoriamente Durov su X, paventando il rischio di una deriva sorvegliante.
Banning social media for teenagers only puts them in greater danger.
Teens are forced to switch to VPNs — and unlock far worse illegal content.
We’ve seen this before. When the Russian government banned Telegram, 95% of Russian teenagers kept using it. They just moved to VPNs.
— Pavel Durov (@durov) June 15, 2026
Il boom delle VPN
La storia recente dimostra che i blocchi digitali imposti dall’alto raramente funzionano. Quando la Russia tentò di oscurare Telegram, il 95% degli adolescenti continuò a usare l’app senza interruzioni. Lo stesso scenario si ripete quotidianamente in Iran e in altri regimi restrittivi.
Lo strumento di aggiramento è sempre lo stesso: le VPN (Virtual Private Network), reti private virtuali che camuffano la posizione geografica dell’utente. Il rischio reale, per il Regno Unito, è un gigantesco effetto boomerang. Spinti a scaricare VPN per accedere ai social preferiti, i minori si ritroveranno tra le mani uno strumento che bypassa i blocchi del governo e azzera anche i filtri di protezione locali, aprendo le porte del web sommerso e a contenuti illegali ben peggiori.
Dove i social sono già vietati (o quasi)
Il Regno Unito non è solo. Ci sono anche altri Paesi che hanno già introdotto questa stretta:
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Australia: ha recentemente approvato una legge per vietare i social ai minori di 16 anni, diventando il banco di prova globale per i sistemi di age verification;
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Stati Uniti: diversi Stati (come la Florida e lo Utah) hanno introdotto leggi per limitare l’accesso ai minori o richiedere il consenso genitoriale, affrontando però durissime battaglie legali basate sul Primo Emendamento (libertà di espressione);
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Cina: applica da tempo il “Green Dam” e limiti ferrei (come il coprifuoco notturno per i videogiochi e versioni “ridotte” di TikTok per i più giovani), ma all’interno di un’infrastruttura di rete completamente controllata dallo Stato (The Great Firewall), difficilmente replicabile in una democrazia occidentale.
