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Operaio della Ferrari licenziato per molestie alla collega: messaggi minatori anche dopo la fine della relazione

Un operaio Ferrari è stato licenziato per molestie e minacce verso una collega dopo la fine di una relazione. L'azienda ha agito prontamente, supportata dalla decisione del giudice

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Operaio Ferrari licenziato - nella foto, Ferrari factory (Maranello, Modena)

CAPTAIN RAJU — CC BY-SA 4.0 — via Wikimedia Commons (https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=74063707) — License: https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0

Giulia Camuffo di Giulia Camuffo

Classe 2003, Veneta trapiantata a Milano. Ho studiato Relazioni Internazionali e iniziato a scrivere documentando le manifestazioni sul territorio Lombardo. Collaboro con l’agenzia Alanews e con il magazine indipendente Scomodo.

17 giugno 2026 – “Non ti lascerò in pace“, recitavano i messaggi che una collega della Ferrari riceveva incessantemente. Era la fine di una relazione extraconiugale. A Maranello, nel cuore del reparto corse clienti, un operaio quarantenne ha molestato la collega con minacce e intimidazioni. L’azienda ha prontamente deciso di licenziarlo. Quando la donna ha denunciato tutto ai carabinieri e alle risorse umane, è partita un’indagine che ha portato un giudice a confermare la decisione di Ferrari, respingendo la richiesta di risarcimento danni dell’operaio.

Operaio Ferrari licenziato, cosa è successo

Tutto è cominciato nella fabbrica Ferrari di Maranello, dove i due lavoravano da tempo. L’operaio, presente dal 2012 nel reparto corse clienti, ha avuto una relazione con una collega. Nonostante fosse sposato, ha provato a mantenere il rapporto, ma quando è finito ha cambiato atteggiamento, diventando aggressivo e persecutorio. La donna ha iniziato a ricevere una valanga di messaggi intimidatori, spesso da numeri anonimi, che la molestavano e la terrorizzavano.

I messaggi erano durissimi, pieni di insulti e minacce appena velate. Frasi come “Mi fai schifo, sei vomitevole, sparisci” o “Hai distrutto tutto, questa me la paghi” si susseguivano con sempre più ostilità. Non si limitava agli insulti: le diceva chiaramente di volerle far rimpiangere le sue scelte, creando un clima di tensione e paura costante. A un certo punto, la donna ha capito che doveva difendersi e ha chiamato in causa le autorità.

Allarme in azienda: carabinieri e risorse umane al lavoro

Il comportamento persecutorio ha acceso un campanello d’allarme all’interno della Ferrari. Dopo la denuncia della dipendente, il caso è stato seguito dai carabinieri e dal reparto risorse umane della casa di Maranello. La direzione ha considerato quei comportamenti una grave violazione del codice di condotta aziendale. Quella condotta è stata definita “scorretta e illegittima”, con reati che vanno dalle molestie alle intimidazioni fino agli atti persecutori.

Oltre all’intervento della giustizia, Ferrari ha avviato un procedimento disciplinare interno. L’uomo ha ricevuto anche un ammonimento dal questore locale. Questo ha pesato molto nel giudizio dell’azienda, che ha deciso di troncare il rapporto di lavoro.

Il giudice dà ragione a Ferrari, respinta la richiesta di risarcimento

Nonostante il licenziamento, l’operaio ha fatto ricorso al tribunale chiedendo un risarcimento di 200mila euro. Era in azienda da più di dieci anni con un contratto a tempo indeterminato e ha sostenuto che il licenziamento fosse ingiustificato. Il giudice però ha confermato la decisione di Ferrari, riconoscendo la correttezza dell’iter seguito. Ha ritenuto che il comportamento dell’operaio fosse incompatibile con la convivenza e la sicurezza sul luogo di lavoro. Le intimidazioni e le molestie hanno infranto ogni rapporto di fiducia, giustificando così il licenziamento anche dal punto di vista legale.

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