Una relazione finita male, decine di messaggi ritenuti offensivi e minacciosi e una battaglia legale conclusa in tribunale. È la vicenda che ha coinvolto un operaio quarantenne della Ferrari di Maranello, licenziato nel luglio 2024. Secondo quanto contestato dall’azienda, il provvedimento è seguito all’invio reiterato di messaggi offensivi e minacciosi a una collega con cui aveva avuto una relazione extraconiugale.
A quasi due anni dai fatti, il Tribunale di Modena ha respinto la richiesta di reintegro avanzata dall’ex dipendente e la domanda di risarcimento da 200 mila euro. Il giudice ha dichiarato risolto il rapporto di lavoro, riconoscendo però un’indennità pari a 14 mensilità. Sulla vicenda era intervenuto anche il questore di Modena con un ammonimento nei confronti dell’uomo.
L’operaio, assunto a tempo indeterminato nel 2012 nel reparto corse clienti della Ferrari, aveva intrattenuto una relazione con una collega mentre era sposato. Secondo quanto emerso dagli atti, dopo la fine del rapporto la donna avrebbe iniziato a ricevere messaggi e telefonate dal contenuto offensivo e intimidatorio. Alcuni contatti sarebbero arrivati anche da numeri anonimi o non direttamente riconducibili all’uomo.
La collega si era rivolta sia alle risorse umane dell’azienda sia ai carabinieri. Da lì erano partiti gli accertamenti che hanno portato Ferrari ad avviare un procedimento disciplinare conclusosi con il licenziamento. Parallelamente, il questore di Modena aveva emesso un ammonimento invitando l’uomo a interrompere i comportamenti contestati.
I messaggi finiti agli atti del processo
Nelle motivazioni della sentenza, il giudice del lavoro Vincenzo Conte richiama il contenuto di alcuni messaggi acquisiti nel corso dell’istruttoria. Tra le frasi riportate negli atti compare anche: «Mi fai veramente schifo, sei vomitevole, sparisci dalla circolazione e se mi vedi abbassa la testa, te ne pentirai».
Secondo il tribunale, il tenore di queste comunicazioni poteva integrare condotte riconducibili a molestie e atti persecutori. Nella decisione viene inoltre ricordato l’obbligo previsto dall’articolo 2087 del Codice civile, che impone al datore di lavoro di tutelare l’integrità psicofisica dei dipendenti e di intervenire in presenza di comportamenti lesivi dell’ambiente lavorativo.
L’istruttoria ha comunque accertato che la condotta contestata si sarebbe protratta per un periodo limitato e che, dopo l’intervento delle autorità, l’uomo avrebbe interrotto i comportamenti segnalati. Elementi che il giudice ha preso in considerazione nella valutazione complessiva del caso, senza però modificarne il giudizio sulla gravità dei fatti contestati.
La sentenza: niente ritorno in Ferrari
La decisione finale del Tribunale di Modena esclude il ritorno dell’ex dipendente in azienda. Il giudice Conte ha infatti respinto sia la richiesta di reintegra sia quella di risarcimento da 200 mila euro, riconoscendo esclusivamente un’indennità economica pari a 14 mensilità.
In aula, l’avvocato dell’operaio, Francesco Parise, ha sintetizzato così il contenuto della sentenza: “Il giudice dice che il licenziamento è illegittimo ma non rientra nei casi in cui la legge consente di rimettere il lavoratore in azienda, quindi niente reintegra, o risarcimento, ma solo indennità monetaria. Il giudice accerta che i fatti contestati al lavoratore ci sono e hanno un certo profilo di illiceità”.
Alla chiusura della vicenda giudiziaria, l’unico effetto economico riconosciuto all’ex dipendente resta dunque l’indennità stabilita dal tribunale. L’ammonimento del questore di Modena rimane invece agli atti come misura di prevenzione già adottata nel corso della vicenda.
