Cloudflare ha segnalato a Milano il 7 giugno che il 57,4% delle richieste ai portali che ospita è stato generato da bot e agenti artificiali. L’azienda attribuisce il sorpasso al boom dei chatbot, che prima di rispondere consultano migliaia di pagine: «un chatbot di IA può confrontare lo stesso articolo su 5.000 pagine», ha detto Matthew Prince. Il fenomeno coinvolge anche i social network, con automazioni per post e commenti, e citazioni di gruppi come Internet Research Agency e della piattaforma Moltbook, che nella prima settimana ha attirato 1,6 milioni di agenti autonomi, indicati come esempio.
Come l’IA sta rivoluzionando internet
Cloudflare, fornitore di servizi di sicurezza e prestazioni web, ha precisato che il traffico originato da bot è del 57,4%, mentre quello umano è del 42,6%. Matthew Prince, co‑fondatore e amministratore delegato, ha scritto su X che il sorpasso è avvenuto prima del previsto. In un’intervista alla NBC News ha spiegato come gli agenti artificiali abbiano un vantaggio operativo rispetto alla navigazione umana. Il report mette a confronto le capacità di ricerca degli agenti e segnala possibili effetti sui modelli pubblicitari tradizionali.
Tecnologie e progetti citati
Il documento indica OpenClaw, software open source creato dall’imprenditore austriaco Peter Steinberger, come origine di alcuni agenti. Cita inoltre Moltbook e i 1,6 milioni di agenti autonomi registrati nella settimana di lancio. Tra i progetti menzionati compaiono versioni basate su OpenClaw presentate da Nvidia, Scout di Microsoft e Operator di OpenAI. Prince richiama la “teoria dell’internet morto” e osserva che «i bot non cliccano sugli annunci pubblicitari», sollevando dubbi sul modello di ricavi online. Dati finali: Cloudflare riporta 57,4% delle richieste originate da bot e agenti artificiali e 42,6% da utenti umani.
