«Non possiamo più aspettare». È con questa urgenza che Roma spinge Bruxelles, cercando un’intesa su misure energetiche mirate. Giorgia Meloni ha dato ordine chiaro ai suoi ministri: servono risorse che vadano dritte a chi è davvero in difficoltà, niente più tagli universali alle accise. Intanto, Giancarlo Giorgetti non si concede pause, nemmeno durante il ponte del 2 giugno. Sta elaborando una proposta da presentare all’Europa, per strappare più libertà di manovra. Il gioco è duro, perché sul tavolo ci sono equilibri delicati, segnati da tensioni interne e pressioni esterne.
Il dialogo con la Commissione europea resta fondamentale. Antonio Tajani, ministro degli Esteri, conferma che il lavoro per ottenere flessibilità continua, mentre le tensioni in Medio Oriente — con il blocco dello stretto di Hormuz e il fallimento dei negoziati tra Stati Uniti e Iran — aggravano la situazione. Guido Crosetto, ministro della Difesa, sottolinea come sia essenziale che la strategia nazionale unisca un approccio difensivo a strumenti concreti per far fronte alle difficoltà energetiche. Il ministero della Difesa spinge per utilizzare il fondo Safe, dal quale l’Italia potrebbe attingere fino a 5 miliardi, ma si attende ancora una risposta ufficiale da Bruxelles, e in particolare dalla presidente Ursula von der Leyen, dopo la lettera inviata da Meloni.
Il vicepresidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis, ha riconosciuto che c’è un “picco dei prezzi” da affrontare, lasciando aperto un canale di confronto con Roma. Sul fronte dei fondi Ue, Raffaele Fitto ha inviato una nota a tutte le Regioni per spiegare che i nuovi strumenti di coesione europea possono essere riprogrammati per far fronte alla crisi energetica, smorzando i timori degli amministratori locali. La riprogrammazione resta volontaria e non comporta la sottrazione forzata di risorse. L’Italia può contare su decine di miliardi ancora disponibili del ciclo 2021-2027, da usare per migliorare l’efficienza energetica di scuole, musei, impianti sportivi, oltre che per aiutare famiglie e imprese. In ballo c’è anche l’accelerazione verso energie pulite e la gestione della crisi legata ai fertilizzanti.
Taglio accise in bilico, la strategia punta su aiuti selettivi
Intanto, si avvicina il 6 giugno, quando scadrà la proroga del taglio delle accise sui carburanti, una misura costata finora circa due miliardi e già ridotta gradualmente. Il governo non ha ancora deciso come muoversi, ma sembra prevalere l’idea di abbandonare interventi generalizzati a favore di aiuti mirati a chi ne ha più bisogno, con un orizzonte che va oltre l’estate. Le risorse a disposizione potrebbero arrivare fino a 500 milioni, ma i dettagli sono ancora in fase di definizione. Tra le ipotesi escluse per ora c’è il rilancio di strumenti come la social card. L’esecutivo sta cercando di coniugare l’urgenza di contenere i prezzi con una strategia più sostenibile e rivolta al medio termine.
Il confronto con Bruxelles resta aperto e complesso. L’Italia chiede più margine di manovra sui fondi europei e sulle regole degli aiuti, ma di fronte ha una UE ancora prudente. Le tensioni geopolitiche complicano ulteriormente il quadro, mettendo sotto pressione un governo deciso a non lasciare indietro i cittadini più fragili. Nei prossimi giorni si capirà se e come Roma riuscirà a far valere la sua posizione nel contesto europeo.
