In merito al caso arbitri, la Procura di Milano ha archiviato l’indagine sull’Inter per la legge sulla responsabilità degli enti; il decreto è stato depositato oggi. Nel provvedimento si rileva che nelle iscrizioni restano «ipotesi, talvolta suggestioni» prive di base probatoria, carenze che hanno impedito di formulare incolpazioni preliminari compiute e di svolgere indagini utili. Per l’ex designatore Gianluca Rocchi la Procura ha chiesto l’archiviazione per il reato di frode sportiva, qualificando l’ipotesi «degradata al rango della mera illazione».
Ricostruzioni sul caso arbitri e limiti probatori
Nelle 18 pagine del decreto i magistrati milanesi ricostruiscono intercettazioni e segnalazioni arrivate agli uffici, sottolineando l’assenza di elementi concreti in grado di attestare una promessa di utilità o un accordo formale. Il testo menziona, come possibile suggestione, l’ipotesi che un’accettazione di interferenze da parte di Rocchi fosse legata alla prospettiva di progressioni di carriera nel sistema arbitrale: si cita l’«esistenza di ottimi rapporti tra Gravina e Rocchi» e il presunto ruolo politico dell’Fc Internazionale attraverso la figura di Beppe Marotta. La formula usata nel decreto resta però netta: suggestioni prive di prova, non basi fattuali sufficienti per procedere.
Gli atti raccolgono conversazioni intercettate che non documentano contatti diretti tra il club nerazzurro e l’ex designatore. Tra le trascrizioni compare una telefonata del 3 aprile dell’anno scorso in cui Rocchi, parlando con l’ex arbitro Dino Tommasi, diceva: «Allora, noi c’abbiamo un problema. Noi c’abbiamo quella settimana che è cruciale per l’Inter, che c’hanno Bologna-Inter, il derby e Inter-Roma». Nello stesso contesto il decreto riporta anche battute su Andrea Colombo: «Colombo ve lo prendete le prossime giornate».
Capitolo Var e prossimi passaggi
Il capitolo sulle cosiddette «bussate» alla sala Var di Lissone è stato stralciato e trasmesso per competenza alla Procura di Monza. I magistrati milanesi concludono che la ricostruzione dei singoli episodi non fornisce prova che le condotte fossero finalizzate alla manipolazione delle specifiche gare. Il decreto è stato inviato alla Procura generale, che ha sei mesi per confermare l’archiviazione o disporre ulteriori accertamenti.
