L’Italia ha introdotto un provvedimento, della durata complessiva di 120 giorni, che prevede stringenti obblighi di tracciamento per chiunque arrivi o abbia transitato di recente nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda per contrastare il nuovo allarme sul virus Ebola.
Ebola e le misure obbligatorie per i viaggiatori in ingresso sul territorio nazionale
La misura nasce da una serie di linee guida stabilite dal Ministero della Salute per far fronte al diffondersi del nuovo ceppo Bundibugyo. L’ordinanza, formalizzata all’interno della Gazzetta Ufficiale, punta a creare una mappatura in tempo reale degli spostamenti da queste aree sensibili e risponde al principio di massima precauzione per limitare la possibilità di introduzione dell’ente patogeno sul territorio italiano, sebbene il rischio effettivo di contagio sia giudicato molto basso.
Questa nuova disposizione prevede che chiunque faccia ingresso in Italia, sia attraverso scali diretti che mediante voli indiretti, avendo soggiornato o transitato nella Repubblica Democratica del Congo o in Uganda nei ventuno giorni precedenti, sia tenuto a un preciso adempimento burocratico e sanitario.
I soggetti interessati devono, quindi, compilare e trasmettere, entro ventiquattro ore dal proprio arrivo, una dichiarazione ufficiale destinata al Dipartimento di prevenzione della Asl di riferimento territoriale, identificata in base al proprio domicilio o alla propria residenza.
Cos’è il ceppo Bundibugyo e perché preoccupa la comunità scientifica
La necessità di un intervento normativo stringente è legata alle caratteristiche biologiche del ceppo Bundibugyo, la variante del virus Ebola responsabile dell’attuale incremento di casi in Africa centrale. Questa specifica mutazione sta destando forte preoccupazione nella comunità scientifica internazionale, dal momento che non si dispone ancora di vaccini validati o di protocolli terapeutici specifici per contrastarla in modo definitivo, a differenza di altre varianti per cui esistono già risposte farmacologiche.
Il virus si trasmette attraverso il contatto diretto con fluidi corporei infetti e presenta un periodo di incubazione che varia da due a ventuno giorni, motivo per cui la sorveglianza sui viaggiatori copre esattamente questo arco di tempo.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha classificato la situazione come un’emergenza di portata globale, sollecitando un potenziamento dello screening sia in uscita dai paesi colpiti sia in ingresso nelle altre nazioni per arginare la diffusione della patologia.
L’Italia mette alla prova il sistema di sorveglianza anti-Ebola
L’efficacia dei protocolli di prevenzione adottati dall’Italia è finita sotto osservazione anche in seguito al rientro controllato di una dottoressa italiana di Medici Senza Frontiere, impegnata nella provincia dell’Ituri, nella Repubblica Democratica del Congo. Pur non avendo manifestato alcun sintomo, la professionista era entrata in contatto diretto con pazienti risultati positivi al virus Ebola. Per questo motivo è stata trasferita presso l’ospedale Spallanzani di Roma, dove è stata sottoposta alle procedure di quarantena e sorveglianza sanitaria previste dai protocolli nazionali. Gli accertamenti effettuati hanno dato esito negativo, confermando l’assenza di infezione.
Le nuove misure si inseriscono, quindi, in una più ampia strategia di prevenzione internazionale, che punta a coniugare tutela della salute pubblica e attenzione all’evoluzione dell’emergenza epidemiologica.
